L’esercito israeliano avvia l’occupazione della città di Gaza con il richiamo di 60.000 riservisti
L’esercito israeliano ha avviato mercoledì 20 agosto il richiamo di circa 60.000 riservisti per partecipare all’operazione approvata all’inizio di agosto per conquistare e occupare militarmente la città di Gaza, riporta Attuale.
Attualmente, Israele controlla circa il 75% del territorio della Striscia di Gaza, ma aveva evitato di intervenire nel restante 25% per non mettere in pericolo la vita degli ostaggi israeliani. Le aree risparmiate ospitano una grande parte della popolazione palestinese sfollata, inclusi i campi profughi a Gaza e nelle regioni costiere di Deir al Balah e al Mawasi. Si teme che l’occupazione di Gaza possa aggravare la crisi umanitaria nella regione.
Il piano, denominato “Carri di Gedeone II”, prevede che i riservisti si presentino per il servizio il 2 settembre, con un obiettivo finale di arrivare a mobilitare 130.000 soldati, con alcuni assegnati direttamente all’operazione contro la città di Gaza mentre altri sostituiranno le forze già impegnate in altre aree della Striscia.
I riservisti sono cittadini che hanno già completato il servizio militare obbligatorio e possono essere richiamati in caso di necessità. Parallelamente, l’esercito sta attuando quelli che ha descritto come “preparativi umanitari” per trasferire la popolazione civile di Gaza in nuovi campi profughi nel sud della Striscia, nonostante queste aree siano già sovraffollate e in condizioni igieniche precarie.
Secondo le informazioni diffuse dai media israeliani, l’operazione inizierà con l’evacuazione dei civili, seguita dalla saturazione della città da parte delle forze armate. Il piano prevede un’occupazione graduale delle aree ancora non controllate, dove i soldati avevano inizialmente esitato ad entrare per proteggere gli ostaggi.
Il ministero della Difesa israeliano ha dichiarato che l’operazione potrà estendersi fino al 2026, contraddicendo i negoziati in corso per un cessate il fuoco, supportati da Stati Uniti e altre nazioni occidentali. Se venisse raggiunto un accordo, l’operazione potrebbe essere interrotta, ma le dimensioni della mobilitazione suggeriscono che non ci sia attualmente alcun incentivo a negoziare.
Il primo ministro Benjamin Netanyahu ha affermato che questa operazione è solo l’inizio di una campagna militare più ampia per la conquista dell’intera Striscia. Hamas ha comunicato di aver accettato una nuova proposta di cessate il fuoco, presentata da mediatori egiziani e qatariani, ma Israele non ha ancora rilasciato una risposta ufficiale.
Le famiglie degli ostaggi israeliani esprimono preoccupazione che questa nuova operazione possa mettere a rischio la vita dei loro cari. Un gruppo di parenti ha, infatti, espresso la speranza che l’operazione “Carri di Gedeone II” non si trasformi in una tragedia simile a quella del 2024, quando sei ostaggi furono uccisi durante un conflitto tra le forze israeliane e i miliziani di Hamas.
Il piano per l’occupazione della città di Gaza ha ricevuto un’approvazione politica iniziale all’inizio di agosto e i dettagli operativi sono stati approvati mercoledì dal ministro della Difesa Israel Katz. Ulteriori approvazioni da parte del gabinetto di sicurezza del governo sono attese nei prossimi giorni, ma tali conferme sono considerate formali, poiché le procedure di richiamo dei riservisti sono già in atto.