La Morte di Martin Luther King: Ricordi e Retaggi di una Lotta Continua
Il 4 aprile 1968, un colpo sparato da James Earl Ray da una finestra vicino al Lorraine Hotel di Memphis colpì Martin Luther King, uccidendolo e segnando un momento cruciale nella lotta per i diritti civili. In quel tragico momento, King si trovava sul balcone della stanza 306 insieme a Jesse Jackson, un esponente del movimento che, in seguito, ai ricordi di quella drammatica notte, disse: «La polizia stava venendo verso di noi con le pistole spianate. Ricordo di essere strisciato verso i gradini. C’era sangue ovunque e un fotografo ne ha preso una tazza», riporta Attuale.
King e Jackson si erano uniti nella loro lunga battaglia contro la schiavitù, la discriminazione razziale e le varie forme di violenza sistematica. Quarant’anni dopo, Jackson chiarì la difficile condizione degli afroamericani: «Le persone di colore hanno tassi di mortalità infantile più elevati, un’aspettativa di vita più breve, una maggiore disoccupazione, meno istruzione. Paghiamo di più per meno». Barack Obama, pur avendo avuto tensioni con Jackson, gli rese omaggio dichiarando che senza di lui non sarebbe stato possibile avere un presidente afroamericano.
Jackson tentò di candidarsi due volte alla Casa Bianca all’inizio degli anni Ottanta, un gesto audace in un’America dominata dai repubblicani. Nelle primarie del 1988, ottenne il 30% dei consensi, quasi il triplo rispetto a quattro anni prima. Questo slancio mobilitò migliaia di persone di colore per iscriversi alle liste elettorali, un’opportunità che successivamente avvantaggiò Bill Clinton, eletto anche grazie al supporto della Rainbow Coalition guidata da Jackson.
Nel 1992, durante la convenzione di New York, assistetti a un discorso ispiratore di Jesse Jackson, in cui auspicava la pacifica convivenza tra israeliani e palestinesi. Pensando alla marcia di Selma del 1965, imperniata su una lotta sanguinosa per i diritti civili, ricordai le parole di Lyndon Johnson: «L’essenza del governo risiede nella preoccupazione incessante per il benessere, la dignità, la decenza e l’integrità innata della vita per ogni individuo».
Un po’ più tardi, l’allora presidente Ronald Reagan incaricò Jackson di un’importante missione diplomatica in Siria per il rilascio di un pilota americano, un episodio che segnò un’inusuale apertura verso un leader politico della comunità afroamericana. Questi eventi testimoniano una nazione che, sebbene ancora lottante, ha mostrato segni di progresso e cambiamento.
Era l’America, un tempo non troppo lontano.
Che tristezza pensare a quanto avvenuto quel giorno! La lotta di King è ancora così attuale. Fa riflettere il fatto che, nonostante i progressi, ci siano ancora così tante ingiustizie nel mondo. In Italia, spesso dimentichiamo quanto sia importante combattere contro la discriminazione… quante cose da fare ancora!