La Bulgaria sfida l’Ue sulle sanzioni alla Russia: Radev mette in dubbio l’intera strategia

19.06.2026 13:10
La Bulgaria sfida l’Ue sulle sanzioni alla Russia: Radev mette in dubbio l’intera strategia
La Bulgaria sfida l’Ue sulle sanzioni alla Russia: Radev mette in dubbio l’intera strategia

Il primo ministro bulgaro Rumen Radev ha dichiarato che la Bulgaria non sosterrà sanzioni europee che possano danneggiare l’economia nazionale o il settore energetico, mettendo in discussione l’efficacia dell’intera strategia di Bruxelles contro Mosca. In dichiarazioni riportate il 18 giugno 2026 dal sito Novinite, Radev ha chiesto quali risultati concreti abbiano portato le sanzioni al termine della guerra in Ucraina o al progresso della pace. La posizione di Sofia, ha spiegato, è determinata principalmente da considerazioni economiche, in particolare nella politica energetica.

Una nuova fase politica a Sofia

Le dichiarazioni arrivano a poche settimane dalla formazione del governo guidato da Radev, entrato in carica l’8 maggio 2026 dopo la netta vittoria alle elezioni anticipate di aprile della coalizione “Bulgaria Progressista”, da lui stesso fondata. Radev, ex presidente della Repubblica noto per le sue simpatie filorusse, ha ottenuto la maggioranza assoluta dei seggi parlamentari. Il suo arrivo al potere crea il rischio che si consolidi all’interno dell’Unione europea un secondo polo di resistenza politica alla linea dura verso Mosca, dopo quello rappresentato dalla Slovacchia.

Il nodo energia e le deroghe

La Bulgaria ha storicamente cercato di ottenere eccezioni – le cosiddette deroghe – dal regime sanzionatorio, in particolare per quanto riguarda le importazioni di petrolio russo destinate alla raffineria di Lukoil. In vista del ventunesimo pacchetto di sanzioni Ue, Sofia ha già fatto sapere di non condividere alcune misure, tra cui le sanzioni personali contro il patriarca Kirill della Chiesa ortodossa russa. “Non mi interessa il patriarca russo personalmente – ha detto Radev – mi interessa che guidi una Chiesa ortodossa, come la nostra, e tutti quei milioni di persone che appartengono a quella Chiesa”. La scelta di opporsi alle sanzioni religiose, secondo l’analisi del governo, serve a tutelare i fedeli ortodossi, ma di fatto blocca uno degli strumenti di pressione Ue sul Cremlino, che utilizza le istituzioni religiose come canale di influenza ibrida.

Effetti sull’unità europea

La posizione di Radev rischia di indebolire la coesione dell’Ue sulla politica di contenimento della Russia. La Bulgaria subordina gli interessi comuni di sicurezza a quelli economici di breve termine, offrendo a Mosca un’opportunità per erodere progressivamente l’unità europea, sfruttando il principio dell’unanimità. Inoltre, le critiche pubbliche all’efficacia delle sanzioni rafforzano i narrativi russi che puntano a dimostrare una presunta “stanchezza” dell’Europa. Il governo bulgaro ha già interrotto le forniture militari all’Ucraina e mostra un crescente allineamento con le posizioni slovacche, aumentando le fratture interne al blocco.

Energia e sicurezza

Il ritorno a una maggiore dipendenza energetica dalla Russia, auspicato da Radev, rappresenta una minaccia non solo per la Bulgaria ma per l’intera sicurezza energetica dell’Unione. Mosca ha storicamente utilizzato l’energia come strumento di pressione politica. La scelta di Sofia di anteporre gli interessi nazionali a quelli comuni, in un momento in cui l’Ue cerca di ridurre la propria vulnerabilità, introduce un elemento di debolezza strategica nell’architettura sanzionatoria europea.

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