Accordo tra Corea del Sud e Stati Uniti per il rimpatrio di 300 lavoratori
La Corea del Sud e gli Stati Uniti hanno trovato ieri un accordo che permetterà a Seul di rimpatriare i 300 lavoratori arrestati lo scorso giovedì dagli agenti dell’Ice (Immigration and Customs Enforcement) durante un raid in un cantiere della Georgia, riporta Attuale. Oggi, il ministro degli Esteri del Paese asiatico volerà negli Stati Uniti per partecipare a incontri che completeranno le procedure amministrative. Un charter sarà poi organizzato per riportare i detenuti a casa, anche se una data precisa non è ancora stata stabilita.
Nel sito in costruzione a Ellabell sono state arrestate in tutto 475 persone, la più grande operazione di questo genere in un singolo luogo. Nelle immagini diffuse dalla Homeland Security si vede una carovana di mezzi blindati e automobili civili, oltre a un elicottero, dirigersi verso il cantiere, dove agenti in mimetica scortano decine di lavoratori fuori dall’edificio, dove vengono perquisiti e poi incatenati a mani, piedi e addome prima di essere trasferiti in un centro di detenzione per immigrati illegali.
Il cantiere, avviato nel 2023, è quello di una enorme fabbrica di batterie per automobili elettriche, una joint venture tra i due colossi sudcoreani Lg Energy Solution e Hyundai, che prevedono di investire nel complesso industriale quasi 8 miliardi di dollari entro il 2031. Decine dei sudcoreani arrestati si trovano negli Stati Uniti con visti di diverso tipo, oppure con programmi di esenzione dal visto, per fornire consulenza tecnica; altri sono stati assunti da subappaltatori edili che lavorano per Hyundai e Lg.
Le autorità locali hanno parlato di «indagini che procedevano da mesi» e accusato le due aziende di discriminare i lavoratori americani: «Non possiamo permettere che i datori di lavori possano ottenere vantaggi ingiusti grazie all’assunzione di dipendenti non autorizzati». La Georgia, in particolare, è attivamente impegnata in una campagna per attrarre investimenti da Seul, tanto che il governatore repubblicano Brian Kemp è stato due volte nel Paese asiatico.
Appena due settimane fa, Donald Trump ha accolto alla Casa Bianca il presidente sudcoreano Lee Jae-myung, il quale ha ottenuto una riduzione dei dazi dal 25 al 15 per cento — dazi che alla sola Hyundai sono costati 600 milioni di dollari — in cambio della promessa di investimenti negli Stati Uniti per 350 miliardi di dollari. In Corea del Sud, la notizia degli arresti ha scatenato un’ondata di polemiche sui media e il biasimo istituzionale: Lee ha convocato una riunione d’emergenza nel corso della quale ha sottolineato che «i diritti dei nostri concittadini e le attività economiche degli investitori sudcoreani negli Stati Uniti non devono essere ingiustamente violati», e ha ordinato «sforzi a tutto campo» per ottenere la liberazione degli arrestati, si legge in un comunicato del ministero degli Esteri. In un altro comunicato, lo stesso ministero ha espresso «preoccupazione e rammarico». Rammarico che Trump non ha invece mostrato: «L’Ice ha solo fatto il suo lavoro», ha detto venerdì ai giornalisti.
La Corea del Sud è uno storico alleato di Washington, un partner strategico nello scacchiere dell’Asia orientale, ed è anche il maggior Paese investitore in nuovi progetti industriali negli Usa.
La Cnn rivela che il tycoon starebbe organizzando un viaggio proprio in Corea del Sud per fine ottobre, in occasione del summit dell’Apec (Asia-Pacific Economic Cooperation) di Gyeongju. Potrebbe essere l’occasione per un vertice con Xi Jinping.
Rimango davvero sorpreso da questa situazione. Così tanti lavoratori arrestati in un solo cantiere? E per cosa, poi? Solo per il fatto che le aziende sudcoreane cercavano di risparmiare, invece di assumerne di americani? È strano vedere queste misure in un alleato storico come la Corea del Sud… Che mondo strano.