La Corte Suprema degli Stati Uniti dichiara illegali i dazi di Trump e ne ordina l’annullamento

20.02.2026 16:45
La Corte Suprema degli Stati Uniti dichiara illegali i dazi di Trump e ne ordina l'annullamento

La Corte Suprema degli Stati Uniti dichiara illegittimi i dazi di Trump

La Corte Suprema degli Stati Uniti ha stabilito che gran parte dei dazi imposti dal presidente Donald Trump sono illegittimi, e quindi con ogni probabilità saranno da annullare. Era una sentenza molto attesa, e con conseguenze enormi: non solo perché rimette in discussione l’elemento che più ha condizionato l’economia mondiale negli ultimi mesi, causando enorme caos e incertezze, ma anche perché toglie a Trump una delle sue armi negoziali più potenti, riporta Attuale.

La Corte ha stabilito che i dazi sono illegittimi per il modo con cui sono stati introdotti, cioè tramite una legge emergenziale e senza passare dal Congresso: secondo i giudici, Trump non poteva farlo e non potrà più farlo. Perde quindi la possibilità di imporre dazi da un giorno all’altro, cosa che ha fatto molte volte principalmente per minacciare i paesi coinvolti e spingerli a negoziare o cedere alle sue richieste. La Casa Bianca non ha ancora commentato.

Al momento c’è ancora confusione sulle conseguenze concrete della sentenza, ma le più principali sono tre. La prima riguarda il fatto che il governo potrebbe dover restituire alle imprese che hanno pagato i dazi tutto ciò che ha incassato. Secondo gli ultimi dati disponibili, si tratta di centinaia di miliardi di dollari. È probabile che nelle prossime settimane e mesi se ne parlerà molto: alcune aziende avevano iniziato a muoversi per chiedere i rimborsi ancora prima della sentenza.

La seconda conseguenza è che cambieranno di nuovo e in modo sostanziale le regole del commercio internazionale, che già lo scorso anno si era dovuto adeguare agli erratici annunci di Trump. L’annullamento dei dazi, sebbene sicuramente favorevole per il commercio internazionale, causerà con ogni probabilità una nuova e grave ondata di incertezza.

La terza conseguenza è quella più politica, poiché Trump non ha più il potere di mettere dazi con effetto immediato, senza limitazioni né controlli esterni, e perde quindi una parte importante della sua forza nei negoziati con altri paesi: un conto è mettere dazi immediati, un altro è minacciare dazi che però possono entrare in vigore solo dopo mesi, o con limitazioni di vario tipo.

Non significa che non abbia a disposizione altre leggi; infatti, con un po’ di fatica, Trump può reintrodurre molti dei dazi annullati dalla Corte Suprema. Il New York Times riferisce che secondo alcune fonti interne all’amministrazione sarebbe già pronto a farlo, ma potrebbe servire del tempo. Non si sa cosa succederà agli accordi già conclusi con vari paesi che avevano fatto grosse concessioni proprio per evitare l’imposizione di dazi.

La sentenza è notevole anche dal punto di vista politico. La Corte Suprema ha nove giudici, di cui sei con un orientamento conservatore. Nonostante questo ha deciso di smantellare una delle politiche più importanti di Trump, su cui lui aveva puntato molto anche a livello comunicativo. La decisione è stata approvata da sei giudici contro tre.

La causa in questione era partita dal ricorso di gruppi di piccoli imprenditori statunitensi che lamentavano il fatto che i dazi avessero danneggiato i loro affari, e di 12 stati statunitensi, gran parte governati dai Democratici. La causa era arrivata fino all’ultimo grado di appello: un tribunale federale aveva dato torto a Trump, il quale aveva fatto ricorso alla Corte Suprema.

Per imporre i dazi Trump aveva usato una legge del 1977, l’International Emergency Economic Powers Act, che dà al governo la possibilità di intraprendere azioni straordinarie in situazioni di emergenza. Tra le varie cose, la legge prevede che il presidente possa imporre un’emergenza nazionale e ottenere il potere di regolamentare importazioni ed esportazioni, qualora ci sia «una minaccia fuori dal normale o straordinaria» alla sicurezza nazionale o all’economia statunitense.

La legge non menziona esplicitamente i dazi e, in passato, in materia commerciale era stata usata solo per embarghi, blocchi commerciali e sanzioni. La possibilità di usare lo IEEPA per introdurre dazi è stata ritenuta dubbia dagli esperti fin dall’inizio, ma secondo Trump questi rientravano tra i casi previsti dalla legge perché sarebbero giustificati da quella che lui ritiene un’emergenza nazionale: l’enorme deficit commerciale degli Stati Uniti, cioè il fatto che importano più merci di quante ne esportano. Trump sostiene da sempre che questa è una condizione di enorme debolezza, e ritiene che sia uno squilibrio da correggere.

Su queste basi Trump è stato il primo presidente statunitense a usare lo IEEPA per imporre dazi, quelli che ha definito “reciproci” e quelli specifici contro Messico, Cina e Canada, accusati di non aver ostacolato a sufficienza la diffusione del fentanyl, un oppioide molto potente. Sono questi che sono stati dichiarati illegittimi, mentre rimangono in vigore quelli su acciaio, alluminio e componenti per automobili, che non sono stati introdotti con lo IEEPA.

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