Israele chiude la porta a uno stato palestinese mentre i riconoscimenti internazionali aumentano
Mentre numerosi paesi europei e occidentali formalizzano il riconoscimento dello stato di Palestina, la sua creazione appare sempre più remota, principalmente a causa degli ostacoli posti da Israele e dal suo governo. Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha dichiarato domenica: «Non ci sarà uno stato palestinese a ovest del [fiume] Giordano». In questo contesto, Netanyahu ha sottolineato che ha sempre cercato di impedire la creazione di quello che definisce «stato terrorista», affrontando notevoli pressioni sia a livello nazionale che internazionale, riporta Attuale.
Israele sta ostacolando attivamente la creazione di uno stato palestinese attraverso la sua occupazione militare, lo sviluppo di nuove colonie e la continua divisione dei territori palestinesi. La leadership palestinese attuale, ulteriormente indebolita e priva di credibilità, complica ulteriormente la situazione. I tre territori riconosciuti dalla comunità internazionale come parte di un futuro stato palestinese presentano sfide significative. La Striscia di Gaza è attualmente devastata a causa della guerra in corso da quasi due anni, con enormi costi e difficoltà previste per la sua ricostruzione.
Nel frattempo, le operazioni militari israeliane si sono intensificate a Gaza, con l’obiettivo di conquistare la città di Gaza, la più popolosa della Striscia; ciò potrebbe segnare l’inizio di un’occupazione militare di lungo periodo. Il secondo territorio, Gerusalemme Est, è sotto occupazione israeliana dal 1967, con la presenza di un elevato numero di coloni israeliani che eguagliano quasi il numero degli abitanti palestinesi.
Il terzo territorio, la Cisgiordania, è caratterizzato da una rapida espansione delle colonie israeliane, considerate illegali dalla maggior parte della comunità internazionale. La colonia E1, se completata, dividerà in due la Cisgiordania, ostacolando ulteriormente la realizzazione di uno stato palestinese. Il ministro delle Finanze Bezalel Smotrich, noto per le sue posizioni estremiste, ha affermato che la colonia E1 ha il fine di «seppellire l’idea di uno stato palestinese». Attualmente, circa 700mila coloni israeliani risiedono in Cisgiordania, costituendo uno dei principali ostacoli a qualsiasi tentativo di soluzione del conflitto israelo-palestinese.
Israele potrebbe inoltre aumentare unilateralmente la porzione di Cisgiordania sotto il suo controllo militare. In base agli accordi di Oslo del 1993, la Cisgiordania è suddivisa in tre aree: l’Area A, sotto il controllo dell’Autorità Nazionale Palestinese (ANP), l’Area B, con controllo congiunto, e l’Area C, sotto controllo israeliano. Ciononostante, Israele ha esteso il controllo su aree più ampie di quelle stabilite, operando anche in territori non assegnati.
Il rischio è che il controllo israeliano di queste aree si ampli ulteriormente. Politici estremisti israeliani hanno suggerito che Israele dovrebbe occupare tutta la Cisgiordania in risposta ai riconoscimenti della Palestina da parte di vari paesi europei. Itamar Ben-Gvir, ministro della Pubblica Sicurezza, ha richiesto di «smantellare completamente» l’ANP. Il ministro dell’Economia Nir Barkat ha dichiarato che Israele deve «applicare la propria sovranità alla Giudea e alla Samaria», termini biblici utilizzati da molti estremisti per riferirsi alla Cisgiordania.
Non posso credere che nel 2023 ancora ci siano situazioni del genere. Sembra che nessuno voglia trovare una vera soluzione al conflitto. La vita della gente viene sacrificata per decisioni politiche!!! Come si può pensare di ignorare il diritto di un popolo a esistere? Ma dai, è ora di cambiare rotta!