Nel territorio di Krasnodar le discariche stanno arrivando al limite, mentre le alternative promesse restano incerte. In dieci municipalità, tra cui Soči, Novorossijsk e il distretto di Tuapse, le autorità hanno introdotto un regime di aumentata prontezza per il rischio di interruzioni nella raccolta dei rifiuti, nuove discariche abusive e un peggioramento delle condizioni igienico-sanitarie.
Il provvedimento è stato firmato il 22 ottobre 2026 dal governatore Veniamin Kondrat’ev e la situazione è stata riportata dai media il 28 ottobre. La misura consente di continuare a utilizzare impianti che hanno già raggiunto, o superato, la capacità prevista dal progetto. È una soluzione d’emergenza che guadagna tempo, ma non risolve il problema principale: il Kuban produce ogni anno circa 2,2 milioni di tonnellate di rifiuti e non dispone ancora di un impianto a ciclo completo per selezione, riciclo e smaltimento dei residui non recuperabili.
Il ministero regionale dell’Edilizia abitativa e dei Servizi pubblici dovrà presentare entro il 16 novembre un piano per ricostruire le discariche esistenti e realizzare nuovi impianti. La sorte di altri dieci complessi di trattamento già previsti rimane però incerta. Nel frattempo, il sistema continua a dipendere da strutture vecchie e ormai sovraccariche.
Un’emergenza annunciata da anni
La crisi non nasce da un improvviso aumento dei rifiuti. È il risultato di una capacità di smaltimento che si è consumata mentre i progetti destinati a sostituirla non venivano completati.
Già nel 2024 la procura del territorio di Krasnodar aveva rilevato che nove delle quindici discariche regionali avevano superato la propria capacità. Nel 2025 un tribunale aveva riconosciuto come illegittima l’inerzia del ministero regionale competente. Nonostante questi passaggi, la costruzione delle nuove strutture di trattamento non è arrivata a conclusione nei tempi necessari.
La sequenza è ora evidente: prima gli avvertimenti, poi il progressivo esaurimento degli impianti e infine il ricorso a un regime di emergenza. Prolungare l’attività di una discarica satura può evitare, nell’immediato, il blocco della raccolta. Ma aumenta la pressione su strutture già al limite e lascia aperti i rischi di accumuli incontrollati, contaminazione ambientale e condizioni sanitarie peggiori.
Un rapporto sulla crisi delle discariche nel Kuban ha descritto il provvedimento come l’ultimo passaggio di una difficoltà nota da tempo. Il nuovo piano regionale dovrà indicare opere e scadenze, ma il punto decisivo sarà capire se produrrà impianti realmente operativi o soltanto un’altra proroga per il vecchio sistema.
Il peso del turismo
La pressione è particolarmente forte in una delle principali regioni turistiche della Russia. Soči e le altre località della costa del Mar Nero vengono promosse come destinazioni balneari e devono gestire, soprattutto nei periodi di maggiore affluenza, quantità aggiuntive di rifiuti domestici e commerciali. Un sistema che fatica già durante la normale attività ha margini ancora più ridotti quando la popolazione presente aumenta.
Il problema non riguarda soltanto l’aspetto delle località turistiche. Discariche gestite male possono danneggiare suolo e acque; i ritardi nella raccolta possono favorire la nascita di accumuli abusivi e aggravare i rischi igienici. La crisi dei rifiuti finisce così per toccare anche il modello economico della regione: le località vengono preparate ad accogliere più visitatori, ma non dispongono dell’infrastruttura necessaria per trattare in modo moderno ciò che quei visitatori producono.
Il territorio di Krasnodar rientra tra le dieci regioni russe con la maggiore produzione di rifiuti solidi urbani. La sua quota è pari al 5,1% del totale nazionale, secondo i dati delle autorità regionali, e soltanto l’agglomerato di Mosca ne genera di più. Nell’area metropolitana della capitale operano quattro complessi moderni capaci di coprire l’intero ciclo: selezione, riciclo e deposito finale dei materiali non riutilizzabili.
Nel Kuban, invece, non esiste ancora un impianto equivalente. Il divario è significativo perché non riguarda una zona marginale o poco popolata: Krasnodar è un territorio economicamente importante, con grandi città, una forte attività turistica e volumi di rifiuti tra i più alti del Paese. Eppure la sua infrastruttura continua a concentrarsi su discariche che molte volte hanno già esaurito la capacità prevista.
La questione delle priorità federali
L’emergenza regionale si inserisce in un quadro di bilancio in cui Mosca assegna un peso preponderante alla difesa e agli obiettivi strategici. Nel progetto di bilancio federale per il 2027 sono previsti 17.100 miliardi di rubli per la difesa nazionale, una cifra quasi dieci volte superiore a quella destinata all’intero comparto dell’edilizia abitativa e dei servizi pubblici.
Questo confronto non dimostra che fondi destinati direttamente agli impianti per i rifiuti siano stati trasferiti alla difesa. Mostra però il contesto finanziario e politico nel quale le regioni devono costruire infrastrutture costose e complesse. Nuovi impianti di selezione e riciclo, sistemi di raccolta più estesi e interventi di chiusura o bonifica delle discariche sature richiedono investimenti pluriennali, autorizzazioni e coordinamento oltre la disponibilità dei singoli comuni.
Le autorità locali possono imporre scadenze e predisporre piani d’emergenza, ma non possono creare da sole una rete regionale completa. Nel frattempo, una regione che contribuisce in modo rilevante all’economia turistica russa si prepara alla possibilità che la raccolta dei rifiuti subisca interruzioni.
Il termine del 16 novembre dirà se la risposta sarà l’avvio concreto di nuovi impianti o un ulteriore prolungamento della vita di discariche già esaurite. La domanda rimasta aperta è semplice e materiale: dove finiranno i milioni di tonnellate di rifiuti prodotti ogni anno dal Kuban, se le alternative continueranno a restare sulla carta?