La fucilazione pubblica di Nidal Hasan negli Stati Uniti il 3 dicembre

09.10.2026 14:15
La fucilazione pubblica di Nidal Hasan negli Stati Uniti il 3 dicembre

Il Pentagono decide di fucilare in pubblico l’autore della strage di Fort Hood

Il Pentagono ha annunciato che l’esecuzione di Nidal Hasan, l’ex psichiatra dell’esercito americano condannato per la strage di Fort Hood, avverrà in diretta streaming il 3 dicembre. Questa decisione segna un ritorno a una pratica rara negli Stati Uniti, che non si verificava da sette decenni. Hasan, riconosciuto colpevole di aver ucciso 13 persone nel 2009, sarà giustiziato da un plotone di soldati, un’azione approvata dal presidente Trump e comunicata dal segretario alla Difesa, Pete Hegseth, in un’intervista all’emittente Real America’s Voice, riporta Attuale.

La fucilazione avverrà alla base di Fort Hood, dove Hasan ha compiuto il suo crimine. Hegseth ha sottolineato che l’evento sarà trasmesso per garantire che l’opinione pubblica comprenda le severe conseguenze delle azioni come quella di Hasan. La modifica del protocollo di esecuzione ha sollevato interrogativi legali e morali, data la rarità di tali eventi pubblici negli Stati Uniti e l’associazione con regimi autoritari come quelli dell’Iran e della Corea del Nord.

Hasan, durante il suo attacco, aveva pronunciato la frase “Allahu akbar” mentre apriva il fuoco su soldati americani e civili. Il processo che ha portato alla sua condanna è stato caratterizzato dalla sua scelta di non difendersi, risultando in un verdetto di colpevolezza su 45 capi di accusa, inclusi omicidi premeditati. È attualmente uno dei pochi detenuti nel braccio della morte dell’esercito statunitense.

Hegseth ha descritto l’atto di fucilazione, previsto per le 13:00 di giovedì, come una misura simbolica per riportare alla ribalta l’idea di responsabilità individuale e le gravi conseguenze di atti di violenza come quelli perpetrati da Hasan. Il segretario ha anche evidenziato il parallelismo con le esecuzioni durante la Seconda Guerra Mondiale, sottolineando la necessità di un messaggio chiaro in un contesto storico di crescente violenza e radicalizzazione.

Chi è Hasan e cosa fece nel 2009

La strage di Fort Hood si è verificata il 5 novembre 2009 e ha visto Hasan aprire il fuoco all’interno di una sala d’attesa, uccidendo 13 persone e ferendone più di 30. Tra le vittime si trovava anche una soldatessa incinta. Le motivazioni alla base del suo attacco sono state descritte come un conflitto interiore tra il giuramento militare e le sue convinzioni radicali. Dopo il suo arresto, Hasan ha ricevuto un trattamento psicologico e, alla fine, è stato condannato a morte per i suoi crimini.

Attualmente, Hasan si trova nel braccio della morte, in attesa di esecuzione, e questa fucilazione rappresenta una svolta controversa nella storia della giustizia militare americana. L’adozione del metodo pubblico di esecuzione ha destato preoccupazioni tra esperti legali ed etici, molti dei quali evidenziano il rischio di normalizzare tali pratiche nel contesto della giustizia.

Scandali, gaffe e frasi choc: Hegseth e l’antologia degli eccessi

Il segretario Hegseth è diventato una figura controversa nella politica americana, noto per le sue dichiarazioni provocatorie e le sue posizioni radicali. La decisione di rendere pubblica l’esecuzione di Hasan rientra in una serie di eccessi che caratterizzano la sua gestione al Pentagono. Fin dal suo insediamento nel gennaio 2025, Hegseth ha sfidato le convenzioni tradizionali del Ministero della Difesa, utilizzandolo come palcoscenico per il suo messaggio politico, mentre molti si interrogano sui rischi e le implicazioni delle sue scelte.

La visita (privata) negli Usa dell’ex presidente di Taiwan ha fatto infuriare i cinesi

Nel contesto delle relazioni internazionali, l’ex presidente di Taiwan, Tsai Ing-Wen, ha recentemente visitato gli Stati Uniti per incontri diplomatici privati, accendendo le tensioni con la Cina. All’incontro con l’ex speaker della Camera Nancy Pelosi e le udienze presso l’Università di Stanford, Tsai ha espresso opinioni forti contro le politiche di Pechino riguardanti la riunificazione. L’editoriale del Global Times ha condannato tali atti come un tradimento, evidenziando la complessità delle relazioni negli equilibri geopolitici della regione.

Con l’auspicio di un dialogo costruttivo e la fine del conflitto, i leader internazionali devono affrontare le sfide poste dalle ambizioni regionali crescenti del governo cinese, mantenendo viva l’attenzione sulla necessità di sicurezza e stabilità in tutta l’area.

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