In Bielorussia le autorità starebbero raccogliendo campioni di DNA da detenuti politici e familiari di persone emigrate, mentre una legge che potrebbe rendere obbligatoria la registrazione genomica non è ancora stata approvata. La pratica, segnalata da difensori dei diritti umani a Gomel, Mogilev e Minsk, apre un conflitto tra ciò che gli apparati statali fanno già e la base giuridica necessaria per imporlo.
Le informazioni sono state riportate dai media il 7 ottobre 2026. Secondo i difensori dei diritti umani citati nei resoconti, nelle colonie penali gli apparati di sicurezza avrebbero prelevato materiale genetico da prigionieri politici e lo avrebbero richiesto anche ai parenti di cittadini trasferitisi all’estero. Tra questi ultimi figurerebbero soprattutto ex attivisti della società civile e persone già detenute per motivi politici.
In alcuni casi, gli agenti avrebbero spiegato apertamente ai familiari che la raccolta serviva a creare una banca dati del DNA, così da poter identificare, se necessario, la persona che aveva lasciato il Paese. Non è indicata l’ampiezza dell’archivio né sono descritti i criteri tecnici con cui i campioni verrebbero conservati e utilizzati.
Impronte digitali e materiale genetico non sono la stessa cosa
Per i giuristi dell’organizzazione per i diritti umani Viasna, il punto decisivo è distinguere due procedure che le autorità non possono trattare come equivalenti: il rilevamento delle impronte digitali e il prelievo di materiale genetico.
In Bielorussia esiste una legge specifica che rende obbligatoria la raccolta delle impronte per determinate categorie. La norma riguarda, tra gli altri, sospettati, imputati, condannati, cittadini soggetti agli obblighi militari e bielorussi residenti stabilmente all’estero.
Quella disciplina, sostengono i legali di Viasna, non stabilisce però un obbligo generale di consegnare il proprio DNA. Almeno per ora, non sarebbe quindi disponibile una legge che autorizzi automaticamente le autorità a imporre il prelievo genetico a detenuti e familiari di emigrati. Per questa ragione, l’organizzazione considera illegittime le richieste rivolte ai gruppi coinvolti.
La differenza non è soltanto procedurale. Un’impronta consente di associare una persona a un’identità o a una traccia; un profilo genetico può inoltre rivelare legami biologici. Se il campione viene prelevato da un familiare, può offrire agli investigatori un elemento per confermare o ricostruire l’identità di una persona che non si trova più nel Paese. È questo il meccanismo che rende particolarmente sensibile la raccolta presso le famiglie degli emigrati.
Una legge in preparazione
Nel 2026 il Comitato statale per le perizie giudiziarie ha promosso un progetto di legge sulla registrazione genomica obbligatoria, ottenendo il sostegno di apparati di sicurezza e di altri organi statali. Il provvedimento, tuttavia, non è ancora stato adottato.
Il suo eventuale ingresso nell’ordinamento cambierebbe il quadro formale e potrebbe definire quali categorie di persone dovrebbero fornire un campione. Dal materiale disponibile non emerge quale sarebbe l’estensione definitiva della norma, né se riguarderebbe soltanto persone coinvolte in procedimenti penali o se potrebbe includere una platea più ampia.
Resta così una tensione centrale: una pratica che i giuristi di Viasna giudicano oggi priva di una base legale esplicita potrebbe essere trasformata in una procedura ordinaria da una legge futura. Il testo definitivo e le sue eventuali disposizioni transitorie sarebbero determinanti anche per capire se e come il nuovo regime potrebbe incidere sui campioni già richiesti o raccolti.
La sequenza riferita dai difensori dei diritti umani colloca la raccolta soprattutto nei confronti di persone già esposte alla pressione politica dello Stato: prigionieri politici, attivisti e parenti di cittadini fuggiti o trasferitisi all’estero. Non viene documentato, nei resoconti disponibili, che i dati siano già stati impiegati per rintracciare qualcuno fuori dalla Bielorussia. Ma la possibilità di collegare profili genetici e rapporti di parentela amplia il raggio potenziale dell’identificazione ben oltre la persona da cui è stato ottenuto il campione.
Il caso è stato riportato da Zerkalo. Nell’immediato, la questione riguarda ciò che può accadere a chi rifiuta il prelievo e quali strumenti abbiano le autorità per pretenderlo. Sul piano più ampio, la decisione attesa sulla registrazione genomica stabilirà se la raccolta oggi contestata resterà una pratica senza una base normativa riconosciuta oppure diventerà parte stabile del sistema di controllo statale.