Nonostante gli sforzi diplomatici dell’amministrazione statunitense, del presidente ucraino Volodymyr Zelensky e dei leader dell’Unione europea per fermare il conflitto, la Russia ha mantenuto nel 2025 una linea di escalation militare. Gli attacchi sistematici contro obiettivi civili e infrastrutture critiche hanno continuato a segnare il conflitto, aggravando la situazione umanitaria e sollevando gravi interrogativi sul rispetto del diritto internazionale.
Secondo dati verificati della Missione di monitoraggio delle Nazioni Unite per i diritti umani, tra gennaio e novembre 2025 in Ucraina sono stati registrati almeno 2.311 civili uccisi e 11.084 feriti, con un aumento del 26% rispetto allo stesso periodo del 2024. Nei primi dieci mesi dell’anno, il numero delle vittime civili ha già superato il totale dell’intero anno precedente, con il 99% dei casi avvenuti in territori sotto controllo ucraino.
Distruzione diffusa e aggravamento della crisi umanitaria
Nel corso del 2025, gli attacchi russi hanno provocato una distruzione su larga scala di infrastrutture civili. Sono stati distrutti oltre 44.000 edifici residenziali, più di 600 scuole, centinaia di asili e ospedali, oltre a decine di stazioni ferroviarie. L’impatto diretto sulla popolazione si è tradotto in un aumento degli sfollati, nella riduzione dell’accesso alle cure mediche e in gravi interruzioni del sistema educativo.
Le autorità ucraine e osservatori internazionali sottolineano che l’obiettivo strategico di questa campagna appare orientato a diffondere paura, destabilizzare la società e aumentare la pressione sociale ed economica. Le restrizioni all’accesso in alcune aree di combattimento suggeriscono inoltre che il bilancio reale delle vittime potrebbe essere superiore a quello ufficialmente documentato.
Attacchi all’energia e rischio di collasso del sistema
Particolarmente critico è stato l’impatto sulla rete energetica ucraina. Attacchi missilistici e con droni hanno colpito in modo sistematico centrali termoelettriche, impianti idroelettrici e infrastrutture del gas. Tutte le principali centrali termiche sono state danneggiate o distrutte, riducendo drasticamente il loro contributo al mix energetico nazionale.
La capacità installata del Paese, pari a circa 56 gigawatt prima della guerra, si è ridotta a una disponibilità stimata tra 13 e 18 gigawatt a fine 2025. Il sistema regge grazie alla produzione nucleare, alle importazioni e ai lavori di riparazione, ma ulteriori attacchi potrebbero innescare un collasso energetico con conseguenze umanitarie ancora più gravi.
La posizione di Mosca e le smentite ufficiali
Il ministero della Difesa russo continua a sostenere che gli attacchi siano diretti esclusivamente contro obiettivi militari, infrastrutture delle forze armate ucraine e strutture a supporto dell’apparato bellico. Le vittime civili vengono attribuite, nella narrazione ufficiale, all’uso di infrastrutture civili per scopi militari da parte dell’Ucraina o alle conseguenze delle operazioni di difesa aerea.
Il Cremlino e il ministero degli Esteri ribadiscono che la Russia impiegherebbe armi di precisione e rispetterebbe il diritto umanitario internazionale. Tuttavia, dati verificati, immagini satellitari e testimonianze indipendenti indicano un carattere indiscriminato di molti attacchi, in contrasto con la versione ufficiale, senza che Mosca abbia fornito prove autonome a sostegno delle proprie affermazioni.
Reazioni internazionali e segnali di stallo politico
La comunità internazionale ha reagito principalmente attraverso condanne formali e dichiarazioni di sostegno all’Ucraina. Le Nazioni Unite hanno più volte espresso profonda preoccupazione per l’aumento delle vittime civili e per gli attacchi contro infrastrutture essenziali, senza però accompagnare tali prese di posizione con misure operative concrete.
L’Unione europea ha confermato il regime di sanzioni contro la Russia e il sostegno finanziario a Kiev, ma resta cauta su un coinvolgimento diretto, privilegiando strumenti diplomatici e umanitari. Alcune posizioni divergenti all’interno dell’UE evidenziano una mancanza di consenso su risposte più incisive, alimentando il dibattito sull’efficacia dell’attuale approccio.
Escalation persistente e rischi per la stabilità regionale
L’analisi degli attacchi del 2025 indica che la Russia non solo mantiene, ma rafforza una strategia di pressione militare contro obiettivi civili e infrastrutture critiche, nonostante le iniziative diplomatiche in corso. Questa dinamica accresce i rischi di una crisi umanitaria più profonda e di una destabilizzazione regionale più ampia.
In assenza di una risposta internazionale più determinata, il conflitto rischia di entrare in una fase di ulteriore escalation, con conseguenze dirette sulla sicurezza europea e sul rispetto delle norme fondamentali del diritto internazionale.