La lettera di Laura Santi: “Ingerenze del Vaticano e politici incompetenti. Ricordatevi di me come una donna che ha amato la vita”

22.07.2025 11:15
La lettera di Laura Santi: “Ingerenze del Vaticano e politici incompetenti. Ricordatevi di me come una donna che ha amato la vita”

Perugia – La giornalista Laura Santi, 50 anni, è deceduta la scorsa settimana nella sua abitazione a Perugia, dopo aver assunto un farmaco letale. La sofferenza derivante da una forma avanzata di sclerosi multipla aveva segnato profondamente la sua esistenza. Accanto a lei, il marito Stefano, sempre presente nel corso della sua lunga battaglia sul fine vita. A darne notizia è l’associazione Luca Coscioni, per la quale Laura era attivista., riporta Attuale.

La lettera di Laura Santi

Nel momento in cui scrivete queste parole, io non ci sarò più, avendo scelto di porre fine alla mia sofferenza. Anche se la mia scelta era già conosciuta, questo gesto definitivo avviene nel silenzio e susciterà disappunto e dolore. Alcuni potrebbero sentire dispiacere, altri potrebbero soffrire per non avere avuto l’opportunità di un ultimo saluto. Vi prego di comprendere il motivo di questo silenzio. Anche con la certezza nella mia decisione, si tratta del gesto più estremo che un individuo possa compiere, e richiede coraggio e determinazione. Come avrei potuto affrontarlo serenamente, aggiungendo a lutto già pesante, ulteriori dolori e attaccamenti? Chiedo un ulteriore sforzo di comprensione.

Immaginate il grado di sofferenza che mi ha portato a questa decisione, giorno dopo giorno, ora dopo ora. Comprendete che dietro il sorriso che vedevate sui social, c’era un quotidiano fatto di sofferenza intensa e costante. La mia situazione è peggiorata nel corso degli anni, culminando in mesi e settimane terribilmente difficili. Solo mio marito Stefano e le mie assistenti hanno potuto percepire le mie condizioni, ma neppure loro potevano afferrare appieno il dolore che provavo. Era impossibile svolgere anche i più piccoli gesti, partecipare a una vita dignitosa, godere delle relazioni sociali.

Un percorso lungo e difficile

Ho avuto molto tempo per riflettere e giungere a questa decisione. Ero consapevole della mia situazione e della realtà in cui mi trovavo. Ho passato momenti di bellezza e felicità, abbracciando ogni aspetto della vita. Come si dice: Vivi ogni giorno come se fosse l’ultimo. Questa è una frase ricorrente, ma io sono riuscita a realizzarlo quasi del tutto. Ho sperimentato gli ultimi attimi di vita in modo intensamente consapevole. Credo fermamente che ogni vita sia degna di essere vissuta, anche nelle condizioni più avverse, ma è fondamentale che sia noi a fare le personali scelte.

Voglio rivolgere un forte abbraccio a chi sarà colpito dalla mia scelta. È impossibile menzionare tutti coloro che hanno arricchito la mia vita. Immaginate che io stia salutando e abbracciando ognuno di voi. La mia vita è stata piena grazie a voi.

Vorrei ricordare la mia famiglia: mio padre Renato, mia madre Gabriella, mia sorella Elena, mio nipote Matteo; gli amici e colleghi che ho incontrato nel cammino, i compagni di lotta e di malattia. Un grazie speciale va ai miei medici e assistenti, in particolare a Daniela che mi ha supportato in questo difficile percorso. Un pensiero ai politici e ai giornalisti amici, come le due Francesca; a chi mi ha sempre aiutata; il vescovo Ivan, un caro amico, con il quale ho condiviso riflessioni sulla vita e la morte.

Ho combattuto la mia battaglia grazie all’Associazione Luca Coscioni, che invita a seguire i diritti e le libertà individuali, quanto mai essenziali in questo momento. La discussione sul fine vita è complessa, segnata dall’ingerente presenza del Vaticano e dalla mancanza di competenza della politica. Il disegno di legge in discussione rappresenta una minaccia ai diritti fondamentali. Chiedo a tutti di lottare per una legislazione dignitosa che rispetti i malati: il vostro impegno è cruciale, perché un giorno potrebbe riguardare anche voi o i vostri cari.

Ricordatevi di me come una donna che ha amato la vita.

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