La madre di Zoe Trinchero: “Le ho insegnato a dire di no, ora mi torture per non averle chiesto di tornare a casa”

13.02.2026 20:35
La madre di Zoe Trinchero: “Le ho insegnato a dire di no, ora mi torture per non averle chiesto di tornare a casa”

Asti, 13 febbraio 2026 – “Mi sto torturando del non averle detto ‘vieni subito a casa’ quando l’ho sentita quella sera. Ma perché avrei dovuto? Aveva finito di lavorare da poco, era serena con i suoi amici. Mi fidavo di lei. Non faceva mai tardi. Mi avvisava se si muovevano in macchina. Ogni suo spostamento me lo diceva”. Tante domande e nessuna risposta nella testa di Mariangela Auddino, la mamma di Zoe Trinchero, 17 anni, uccisa a Nizza Monferrato dal reo confesso Alex Manna, 19 anni, che pretendeva da lei una relazione, riporta Attuale.

In un audio diffuso dai legali, la donna dà sfogo ai pensieri strazianti che dall’alba del 7 febbraio la tormentano. “È piovuto ogni volta che mi sono avvicinata a quel maledetto ponte – dice della balconata sul Rio Nizza, dove è stato ritrovato il corpo della figlia –. E io lo so che era lei. Piangeva con me, per me, per il mio dolore. E ora oramai mi manca un pezzo. Un pezzo che nessuno sarà in grado di restituirmi. Mai più”.

“Io so bene chi è mia figlia – prosegue la donna –. Era un peperino? Sì, certo, lo era. Ma era intelligente, sveglia, una buona ascoltatrice e un’ottima oratrice. Si impegnava in ciò che faceva e io un cuore così grande ancora lo devo vedere nel mondo. Ha ricevuto tante ferite, anche da amiche negli anni, ma era sempre pronta a perdonare, a dare una seconda possibilità, perché sapeva che tutti sbagliamo e tutti possiamo rimediare. Almeno questo le ho insegnato, questo era quello di cui parlavamo”.

“Le ho insegnato a dire di no. Sapeva parlare e ascoltare”

“Abbiamo sempre parlato di tutto con lei – continua senza darsi pace – senza tabù, senza remore. Le ho spiegato il sesso fin da bambina, come frutto dell’amore. Le ho insegnato il valore dell’amicizia e della verità. Del dire no se non voleva qualcosa. Le ho insegnato a difendersi se incontrava un bullo. A sostenere i più deboli. Lei odiava la violenza, però invece sapeva parlare. E sapeva ascoltare. E mi sto continuando a chiedere – sottolinea la donna pensando alla morte della figlia – se sarebbe stato meglio insegnarle a non ascoltare, a non dar retta a chi diceva ‘chiariamo la faccenda in modo maturo’, perché in quel caso la maturità è richiesta da entrambe le parti e non solo da lei”.

“Voleva fare la psicologa, voleva aiutare gli altri”

Mariangela ripensa a quella figlia, tanto giovane eppure tanto matura, che voleva diventare grande. “L’amavano tutti – dice –. Qualche giorno fa mi è arrivata una cartella. Sì, quelle cartelle verdi che tutti conosciamo molto bene. Zoe, nella sua innocenza e ingenuità, mi ha detto: ‘Mamma, stai tranquilla. Ora che lavoro ci penso io ad aiutarti a pagare tutto’. E io ho sorriso”. E invece “abbiamo iniziato a pensare a progettare il suo futuro, la scuola. Voleva fare la psicologa, perché lei avrebbe pensato così di aiutare veramente le persone. A prendere la patente, la macchina che avevamo già visto e scelto. Non siamo gente ricca, quindi avremmo accantonato un po’ ogni mese per i suoi obiettivi. Perché sono anche i miei alla fine. E lei era così tanto giudiziosa. Erano giorni che era felice, serena. Ed era bello vederla così. Aveva messo a posto la sua camera. Cavolo. Chi la conosce lo sa. Era a posto veramente”.

Poi è successo l’impensabile, “l’imperdonabile”. Per l’omicidio di una figlia “non c’è rimedio. Non esiste perdono. Almeno io ora non lo concepisco”.

“Un uomo non deve alzare nemmeno un dito su una donna. La società civile si mobiliti”

“Vogliamo la verità”, dice. Ma la verità non basta. “Vogliamo che tutta la società civile si mobiliti. Perché un uomo non deve alzare nemmeno un dito su una donna. E siamo noi genitori a doverlo insegnare ai figli. Sono le scuole a dover educare al rispetto e non alla rivalità”.

“Mi rivolgo ai giornalisti anche – prosegue -. Prima o poi il mio cuore rallenterà e il cervello acquisirà di nuovo un minimo di lucidità e sarò anche in grado di parlare. Mentre prendo fiato per mantenermi viva. Perché per ora sto cercando di fare quello. Rimanere viva. Però queste parole sono rivolte a chi sta sostenendo Zoe, i suoi diritti e noi come famiglia. Ci state facendo, mi state facendo sentire sostenuta e Dio solo sa di quanto sostegno ora ho bisogno per aprire gli occhi al mattino e trovare il coraggio di affrontare un’altra giornata”.

“Mi farò portavoce del diritto alla vita, le istituzioni inizino a punire gli assassini”

“Zoe. Il suo nome – dice della figlia – significa l’essenza della vita. Alla vita, al diritto alla vita, al diritto di dire di no quando si vuole dire di no. E io me ne farò portavoce. Insieme alle altre migliaia di mamme, alle migliaia di genitori che piangono e lottano contro il femminicidio. Qualcuno penserà che ora sono parole vuote, ma se io in questo momento non mi do un obiettivo vero e reale, io non supero un’altra giornata. Ed è ora che la legge, che le istituzioni inizino a punire duramente gli assassini, senza scuse e senza cavilli”.

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