Bruno Contrada: “Mai tradito lo Stato, voglio la divisa da poliziotto”

13.03.2026 09:37
Bruno Contrada: "Mai tradito lo Stato, voglio la divisa da poliziotto"

Bruno Contrada, ex numero due del Sisde, scomparso a 94 anni dopo una lunga battaglia legale

Roma, 13 marzo 2026 – Bruno Contrada, morto oggi all’età di 94 anni, è stato una figura controversa della storia recente italiana. L’ex numero due del Sisde ha visto la sua condanna per concorso esterno in associazione mafiosa annullata dalla Cassazione, ponendo fine a una controversia legale durata 25 anni. Contrada era stato arrestato il 24 dicembre del 1992 con l’accusa di avere rapporti con la mafia, una questione che ha segnato profondamente la sua vita, riporta Attuale.

“La sofferenza è finita”. Con queste parole, Bruno Contrada ha espresso il suo sollievo dopo decenni di battaglie giuridiche e pubbliche. “La mia vita è stata devastata”, ha dichiarato riferendosi all’arresto che lo ha portato a essere considerato un uomo dello Stato legato alla mafia.

Le accuse di concorso esterno in associazione mafiosa hanno pesato su Contrada mentre cercava di riabilitare il proprio nome. “È un reato che è stato più volte confutato ma che è uno strumento utile per condannare e anche per fare politica,” ha affermato. Contrada ha sottolineato che il 1992 è stato un anno cruciale per l’Italia, segnando un vero e proprio spartiacque nella classe politica del Paese e portando a eventi drammatici come le stragi mafiose.

Il suo caso riflette una stagione travagliata per il sistema giudiziario italiano. “Si sono superate spesso le regole di un normale stato di diritto. Errori sono stati commessi da tutti i lati,” ha osservato, menzionando anche il celebre processo Borsellino nel quale “otto-nove boss sono stati rimessi in libertà”.

Contrada ha anche criticato il ruolo dei pentiti che, secondo lui, hanno avuto un peso decisivo nelle accuse contro di lui. “Quelle persone mi hanno accusato per ottenere vantaggi come collaboratori di giustizia,” ha lamentato, sottolineando la sua innocenza: “Nel mio caso tutti i fatti sono falsi. Mai commesso un reato. Neppure un’infrazione al codice della strada.”

Passare da uomo dello Stato a uomo dell’Antistato è stato drammatico per lui. “È come se un marinaio si trovasse coinvolto in una bufera senza averne colpa.” Concludendo, ha affermato di volere il riconoscimento della sua carriera da poliziotto: “Ho diritto a morire come un poliziotto e non lo dico per una questione economica.”

Sul contesto mafioso in cui ha operato, ha dichiarato: “Era un nido di vipere. Non c’era legislazione antimafia. Dovevo avere confidenti, non stavo dietro una scrivania.”

Riguardo ai magistrati di Palermo, ha avuto relazioni improntate al rispetto con Falcone e Borsellino. Tuttavia, ha espresso preoccupazione per i “professionisti dell’antimafia” il cui operato è finalizzato a ottenere benefici personali.

Contrada ha concluso sostenendo che la mafia tradizionale è stata sconfitta, ma avverte sulla presenza di nuove forme di criminalità organizzata. Sul tema di una possibile trattativa tra Stato e mafia, ha mantenuto un punto di vista critico, affermando che i rapporti tra organi di Stato e collaboratori di giustizia non possono essere considerati come tali.

di MATTEO MASSI

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