Il Nazareno di fronte a una frattura interna sull’Ucraina
Il Partito Democratico (Pd) si trova di fronte a un dilemma cruciale: spezzare la coalizione o affrontare l’insurrezione interna provocata dalle recenti dichiarazioni di Goffredo Bettini, il quale ha affermato che “il sostegno all’Ucraina deve andare di pari passo con la ripresa del dialogo con Mosca”. A complicare ulteriormente la situazione, l’ambasciatore russo in Italia, Aleksej Paramonov, ha attaccato il governo italiano definendo le affermazioni del capo dello Stato “una palese falsità” proveniente “dagli alti colli romani”, sostenendo che “la guerra in Ucraina è la risposta alla guerra ibrida dell’Occidente contro Mosca”, riporta Attuale.
Nel frattempo, i riformisti del Pd hanno lanciato un chiaro appello: la risoluzione da presentare al termine del dibattito con la premier Giorgia Meloni, alla vigilia del Consiglio europeo, deve esprimere un supporto inequivocabile a Kiev. Per la segretaria Elly Schlein, trovare un compromesso è diventato complesso; è costretta a scegliere tra mantenere l’unità del partito o separarsi dai principali alleati della coalizione. Infine, ha optato per quest’ultima, garantendo la soddisfazione dei riformisti e allontanando la risoluzione del Pd dalle posizioni di Alleanza Verdi e Sinistra (Avs) e Movimento 5 Stelle (M5s). Lorenzo Guerini, rappresentante della minoranza dem, ha riconosciuto il “buon lavoro” fatto. I punti di dissenso più significativi tra le forze del centro-sinistra riguardano tre aspetti fondamentali: gli aiuti all’Ucraina, l’accelerazione dell’ingresso di Kiev nell’Unione Europea e il riarmo. Il Pd ha dichiarato che il sostegno a Kiev deve essere completo, sia sul piano umanitario che su quello militare, criticando il governo per la sua assente partecipazione nelle discussioni rilevanti.
In Parlamento, ci si aspetta che l’intervento della Meloni non introduca novità significative sulla posizione pro-Kiev o sulla crisi di Hormuz, che preclude l’invio di missioni italiane senza stabilità. Sul piano internazionale, si prevede un vertice a cinque (E5) a Berlino, al quale parteciperanno anche Italia e Polonia, insieme a Francia, Germania e Regno Unito. La posizione di Avs è significativamente diversa: nel proprio testo, chiede un immediato cessate il fuoco e una “pace giusta e duratura” da raggiungere attraverso mezzi diplomatici, impegnando il governo a “escludere la partecipazione italiana a missioni militari” in Ucraina. Più radicale ancora è la posizione del M5s, che non solo chiede la fine della guerra, ma anche l’interruzione degli aiuti militari a Zelensky. La questione dell’ingresso accelerato dell’Ucraina nell’Unione Europea ha visto il Pd esprimere un sostegno, giudicandola una scelta strategica fondamentale, mentre Avs e M5s condividono la stessa posizione secondo cui il processo di adesione deve rispettare “rigorosamente i criteri di Copenaghen” e deve essere “rigidamente basato sul merito”.
Infine, il riarmo rappresenta un punto critico per Schlein, che ha già affrontato tensioni con il Colle riguardo a tale impegno. Nonostante la sua opposizione a un riarmo nazionale isolato, la segretaria ha sottolineato l’importanza, definendola “essenziale e non più rinviabile”, della creazione di una vera “Unione di difesa” europea. Di diverso avviso sono Avs e M5s, contrari al riarmo e all’aumento della spesa della NATO. L’ala sinistra della coalizione considera inaccettabile spendere per armamenti in un contesto di crisi economica. Tuttavia, per Schlein, un netto rifiuto avrebbe significato la rottura del partito e una frattura insanabile con il Quirinale. Le due fazioni del campo largo sembrano quindi destinati a prendere strade separate. I partiti minori, chiaramente europeisti e pro-Ucraina, sostengono la difesa comune, ma il vero problema per il campo largo rimane la mancanza di accordo tra le principali forze: il Pd e l’asse M5s-Avs non riescono a trovare una posizione comune su questa questione centrale.