La Russia potrebbe usare droni ucraini catturati per provocazioni contro la Nato

02.08.2026 17:20
La Russia potrebbe usare droni ucraini catturati per provocazioni contro la Nato
La Russia potrebbe usare droni ucraini catturati per provocazioni contro la Nato

La Russia potrebbe aver recuperato e rimesso in funzione alcuni droni ucraini FP-1 e FP-2 per impiegarli in operazioni «sotto falsa bandiera» contro Paesi della Nato. L’ipotesi è stata rilanciata da analisti citati da Militarnyi, secondo cui velivoli di questo tipo potrebbero essere utilizzati per attribuire all’Ucraina attacchi condotti in realtà dalle forze russe.

Le immagini del drone

Alla base della ricostruzione ci sono alcune immagini pubblicate da Sergej «Flash» Beskrestnov, consigliere del presidente ucraino per le tecnologie della difesa. Nei fotogrammi, secondo quanto riferito da Militarnyi, compare un drone con caratteristiche costruttive compatibili con i modelli ucraini FP-1 e FP-2.

Il materiale non dimostra, da solo, che il velivolo sia stato impiegato dalla Russia né che sia stato preparato per un’operazione contro un Paese dell’Alleanza atlantica. Gli analisti lo considerano però un possibile indizio del recupero di droni ucraini precedentemente catturati e della loro eventuale rimessa in servizio.

L’ipotesi delle operazioni sotto falsa bandiera

La versione presa in esame prevede l’uso di droni di progettazione ucraina per costruire una diversa attribuzione dell’attacco. In questo scenario, la presenza di un modello riconducibile all’Ucraina potrebbe essere utilizzata per sostenere che l’operazione sia stata condotta da Kiev, anche quando l’azione fosse stata organizzata da Mosca.

Il rischio era stato segnalato già a luglio dal ministro della Difesa polacco Vladislav Kosiniak-Kamysz. Il riferimento del governo di Varsavia riguardava la possibilità che droni ucraini catturati e successivamente modificati potessero essere impiegati in azioni destinate a coinvolgere o provocare Paesi della Nato.

Il tema riguarda anche il modo in cui vengono interpretati i resti di un drone dopo un incidente o un abbattimento. La struttura del velivolo, le iscrizioni e i componenti visibili possono orientare la prima attribuzione, ma il materiale ritrovato non coincide necessariamente con la prova dell’origine dell’attacco o dell’identità di chi lo ha lanciato.

Come possibile precedente, gli analisti ricordano un episodio avvenuto in Moldova. Dopo la caduta di un drone furono rilevate iscrizioni in ucraino sul velivolo. In quel caso, tuttavia, il ministero degli Esteri dell’Ucraina dichiarò che il drone era russo. L’episodio viene richiamato per mostrare quanto l’identificazione basata soltanto sui segni esterni possa diventare oggetto di contestazione.

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