I prestiti bancari alle regioni russe superano i 680 miliardi di rubli, massimo dal 2017: l’economia di guerra logora i bilanci

31.07.2026 17:25
I prestiti bancari alle regioni russe superano i 680 miliardi di rubli, massimo dal 2017: l’economia di guerra logora i bilanci
I prestiti bancari alle regioni russe superano i 680 miliardi di rubli, massimo dal 2017: l’economia di guerra logora i bilanci

I prestiti bancari concessi ai governi regionali della Russia hanno superato a luglio 2026 la soglia dei 680 miliardi di rubli, il livello più alto dal 2017, secondo quanto riportato da ABN Agency. Dalla fine di dicembre 2025 il volume dei debiti è cresciuto di 349 miliardi di rubli e la quota del credito bancario sul totale del debito regionale si avvicina ormai al 20%. L’impennata riflette la crescente pressione esercitata dalla guerra contro l’Ucraina e dalle sanzioni internazionali sui bilanci locali.

I territori più esposti

Quasi la metà dell’intero debito commerciale dei soggetti federali, oltre 325 miliardi di rubli, si concentra in cinque regioni: Kemerovo, Arkhangelsk, Irkutsk, Nizhny Novgorod e Murmansk. Sono aree fortemente dipendenti dai settori estrattivo e dell’export — carbone, metallurgia, materie prime — che hanno subito in modo particolarmente duro la perdita dei mercati europei e il crollo della domanda mondiale. Le entrate da imposta sul reddito delle imprese sono precipitate, costringendo le amministrazioni a coprire i disavanzi con nuovi finanziamenti bancari. Altre regioni ricorrono al credito soprattutto per tappare temporanei buchi di cassa e per sostituire parte dei prestiti federali non più disponibili.

Il peso del conflitto e del caro-denaro

Le autorità federali, nel tentativo di raffreddare un’economia surriscaldata dalle spese militari, hanno innalzato i tassi di interesse. Per le regioni questo ha significato dover accendere nuovi prestiti commerciali a costi elevati per rifinanziare i vecchi debiti e chiudere i deficit di bilancio, accelerando un pericoloso accumulo di passività. I versamenti legati alla guerra — compensi per la firma dei contratti, finanziamento di unità volontarie, ampliamento delle tutele sociali per i combattenti — aggiungono una zavorra ulteriore alle già fragili finanze locali.

Tagli alle infrastrutture e rischi di default

L’esigenza di finanziare simultaneamente le spese belliche e il servizio dei debiti bancari, ormai oltre i 680 miliardi di rubli, sta spingendo le regioni a congelare o cancellare in massa gli investimenti in infrastrutture. Saltano progetti per strade, scuole, ospedali e per il rinnovo di una rete di servizi pubblici già in condizioni di elevata usura. La conseguenza è una progressiva degradazione dei servizi e un deterioramento della qualità della vita nei territori in deficit. Il forte indebitamento delle regioni esportatrici e minerarie indica un cedimento sistemico nei comparti del carbone e della metallurgia: il calo della domanda globale, le sanzioni e le difficoltà logistiche erodono i profitti dei maggiori contribuenti, facendo franare la stabilità dei bilanci locali e facendo salire a livelli critici il peso del debito sull’economia territoriale.

Un paese sempre più diviso

La crescita del debito regionale sta allargando la frattura finanziaria all’interno della Federazione Russa. Solo un numero limitato di regioni continua a essere donatore netto, mentre aumentano i territori con dipendenza cronica dai trasferimenti centrali. Ma con l’incremento della spesa per la guerra, la capacità del bilancio federale di compensare i deficit periferici si riduce, alimentando il rischio di crisi e di default tecnici. Il dato certifica un sistema di finanza pubblica sempre più squilibrato e più esposto a shock sul mercato interno.

Da non perdere