La Polonia ha chiesto un intervento formale dell’Unione europea contro TikTok, accusando la piattaforma di consentire la diffusione sistematica di contenuti di disinformazione di matrice russa. Il 30 dicembre 2025 il viceministro per gli Affari digitali Dariusz Standerski ha presentato una richiesta ufficiale alla Commissione europea per l’avvio di misure di vigilanza e di un procedimento ai sensi del Digital Services Act (DSA), dopo l’emergere di una campagna coordinata nel segmento polacco della piattaforma. Secondo Varsavia, i contenuti in questione promuovono l’uscita della Polonia dall’UE e presentano chiari segnali di manipolazione informativa intervento del ministero polacco degli Affari digitali contro la disinformazione su TikTok.
Standerski ha sottolineato che i materiali individuati, in larga parte generati con strumenti di intelligenza artificiale, mostrano caratteristiche riconducibili a un’operazione strutturata e non a iniziative spontanee. Nel suo appello a Bruxelles, ha evidenziato come la piattaforma, in quanto very large online platform, non avrebbe applicato in modo adeguato gli obblighi di moderazione e trasparenza previsti dal DSA per prevenire la diffusione di disinformazione su larga scala.
Accuse dirette a Mosca e reazione del governo
Il portavoce del governo polacco Adam Szłapka ha definito apertamente i contenuti come disinformazione russa, affermando che il messaggio proposto su TikTok “non risponde in alcun modo agli interessi della Polonia e coincide pienamente con quelli della Russia”. Ha inoltre osservato che diversi video presentano costruzioni linguistiche e sintattiche riconducibili al russo, un elemento che rafforza i sospetti sull’origine esterna della campagna.
Szłapka ha assicurato che le autorità polacche dispongono di strumenti propri per contrastare questo tipo di attività e ha invitato i cittadini a segnalare i casi di propaganda individuati online. Il governo considera il fenomeno una minaccia diretta all’ordine pubblico, alla sicurezza informativa e all’integrità dei processi democratici non solo in Polonia, ma nell’intera Unione europea richiesta di Varsavia alla Commissione europea per il controllo di TikTok.
L’uso dell’intelligenza artificiale come strumento di guerra ibrida
Negli ultimi mesi, secondo le autorità e analisti europei, la Russia ha intensificato l’uso dell’intelligenza artificiale per amplificare la propria propaganda contro i Paesi occidentali e l’Ucraina. Vengono impiegati generatori di voci sintetiche, pubblicazioni automatizzate e reti di bot sui social media per produrre grandi volumi di contenuti in tempi molto brevi. In diversi casi, le comunicazioni risultano deliberatamente imperfette o poco raffinate, così da apparire più autentiche e difficili da individuare come manipolazioni.
Questa capacità di scalare rapidamente messaggi verosimili rappresenta un salto qualitativo nella guerra informativa, rendendo più complesso il lavoro di individuazione e rimozione dei contenuti. Le autorità polacche ritengono che tali operazioni mirino a creare fratture all’interno dell’UE, indebolire il consenso sul sostegno all’Ucraina e minare la fiducia dei cittadini nelle istituzioni europee preoccupazioni sull’impatto della disinformazione russa nello spazio informativo europeo.
Le implicazioni per l’Unione europea
Il caso polacco evidenzia un nuovo livello di sfida per l’UE nell’applicazione del Digital Services Act. Varsavia chiede non solo l’apertura di un procedimento contro TikTok, ma anche l’obbligo per la piattaforma di fornire un rapporto dettagliato sulla portata dei contenuti individuati, sul loro pubblico e sulle misure adottate per impedirne la diffusione futura.
Sul piano più ampio, l’episodio rafforza la percezione che la disinformazione basata sull’intelligenza artificiale sia diventata uno strumento centrale della guerra ibrida. Per i governi europei, la risposta dovrà combinare misure tecnologiche, cooperazione internazionale, fact-checking e rafforzamento della alfabetizzazione mediatica, al fine di ridurre l’impatto di campagne che mirano a destabilizzare la coesione politica e democratica dell’Unione.