Movimenti militari americani nel Medio Oriente: 20.000 soldati in arrivo
Gli Stati Uniti stanno inviando un numero significativo di soldati specializzati in combattimenti a terra nel Medio Oriente, facendo pensare a un possibile intervento imminente contro l’Iran. Si prevede che nei prossimi giorni o settimane possano pianificare un’operazione per tentare di riaprire lo stretto di Hormuz, attualmente bloccato dal regime iraniano, riporta Attuale.
Finora, circa cinquemila Marines e duemila uomini delle truppe aviotrasportate sono stati schierati, pronti a muoversi con poco preavviso. Il Wall Street Journal ha segnalato che nei piani è previsto l’invio di ulteriori diecimila soldati.
Attualmente, il contingente totale sembrerebbe essere inferiore ai ventimila uomini. Le speculazioni indicate parlano di operazioni limitate, mirate a prendere il controllo di alcune isole nello stretto di Hormuz, o nel caso più ambizioso, della costa iraniana che si affaccia su questa area. L’Iran ha intensificato le sue operazioni naval nei riguardi delle navi dei paesi considerati nemici o poco alleati.
I soldati americani potrebbero atterrare sull’isola di Kharg, cruciale per le esportazioni petrolifere iraniane, bloccando così le vendite di petrolio e cercando di esercitare pressione sul regime. In alternativa, potrebbero segnalare un’invasione delle isole Grande Tunb, Piccolo Tunb e Abu Musa, punti vulnerabili alle offensive iraniane. Un’altra opzione discutibile è l’invasione dell’isola di Larak, dove le forze iraniane controllano passaggi marittimi strategici.
Inoltre, si specula su un’operazione rapida per afferrare circa 400 chilogrammi di uranio arricchito in possesso dell’Iran, giudicati vicini alla soglia necessaria per la produzione di armi nucleari. Questa operazione richiederebbe truppe consapevoli di dover rimanere a terra fino all’acquisizione dell’uranio, anche se si tratta di un’ipotesi da considerare con cautela.
Ventimila soldati sono comunque un numero limitato e insufficiente per intraprendere una conquista di un paese grande come l’Iran. La loro presenza in Medio Oriente indica che gli Stati Uniti non intendono avviare un conflitto di terra contro il regime iraniano, considerando che preparativi per una guerra richiederebbero tempi ben più lunghi, come dimostrato dalla mobilitazione russa prima dell’invasione dell’Ucraina nel 2022.
Guardando ai dati storici, nel marzo 2003, gli Stati Uniti inviarono centomila soldati per invadere l’Iraq, un paese significativamente più piccolo dell’Iran, che all’epoca contava circa 25 milioni di abitanti. Nonostante una rapida conquista, la situazione sfociò in una dura guerriglia che durò anni. Nel caso dell’Afghanistan, gli Stati Uniti iniziarono con un piccolissimo contingente di forze speciali, ma dovettero espandere rapidamente le loro forze a causa di resistenze locali, come confermato dal forte aumento dei soldati avvenuto nel 2009.
Le peculiarità geografiche dell’Iran, tra catene montuose e grandi centri urbani, rendono la conquista del paese molto complicata. La popolazione iraniana, pur essendo ampiamente stanca del regime, presenta una consistente percentuale pronta a combattere per sostenerlo.
Ma che sta succedendo? Ventimila soldati per intervenire in Iran? Sembra un film di Hollywood piuttosto che una situazione reale. Ma questi americani pensano davvero di risolvere i problemi così? Mandano truppe, ma la storia ci dice che non è mai così semplice… E poi l’Iran è un paese grande e pieno di risorse. Staremo a vedere…