Sono diversi gli aspetti dell’amministrazione statunitense che risultano caratterizzati dalla presenza di figure con un passato televisivo, in particolare presso l’emittente di proprietà di Rupert Murdoch. La propensione di Donald Trump a selezionare personalità provenienti dal mondo televisivo — giornalisti, commentatori e produttori legati a Fox — per ricoprire ruoli di governo è infatti ben nota. Questo approccio ha portato a definire l’attuale esecutivo come un vero e proprio “gabinetto televisivo”.
Nonostante alcuni membri del Partito Repubblicano abbiano espresso preoccupazione per la mancanza di esperienza dei nominati, Trump ha sempre insistito su altri criteri: la capacità comunicativa e la lealtà. In questo modo ha fatto pressione sui senatori conservatori affinché approvassero le sue scelte, senza mai fare marcia indietro, nemmeno quando figure come il ministro della Difesa Pete Hegseth o la direttrice della National Intelligence Tulsi Gabbard hanno sollevato controversie nei momenti più critici della politica estera americana, soprattutto nei giorni della guerra tra Israele e Iran, riporta Attuale.
Critiche e verifiche superficiali
In questo contesto, emerge come in diversi casi la selezione dei candidati e il processo di vetting — il controllo per assicurarsi che i nominati non abbiano “scheletri nell’armadio” — siano stati condotti personalmente dal presidente, spesso limitandosi a visionare alcune clip delle loro performance televisive. I numeri sono ormai rilevanti: secondo alcune stime, nell’amministrazione Trump figurano tra 19 e 23 ex volti televisivi.
Tra gli esempi più significativi figurano il ministro dei Trasporti Sean Duffy, il vicecapo dell’FBI Dan Bongino, Tom Homan, responsabile del controllo delle frontiere, e Kimberly Guilfoyle, ex star di Fox e compagna di Donald Trump Jr., oggi ambasciatrice in Grecia. Anche Sergio Gor, capo dello staff della Casa Bianca e noto per la sua rigidità, proviene dal mondo televisivo, avendo lavorato come produttore. La lista delle nomine evidenzia inoltre una nuova realtà: il recente voto del Senato ha confermato la nomina di Jeanine Pirro a US Attorney.
Scelte strategiche
La decisione di puntare su Pirro rappresenta un classico esempio dell’approccio di Trump. La magistrata, che detiene il potere di incriminare, ha ribadito la propria fedeltà al presidente, dichiarando di condividere l’intenzione di punire gli avversari politici in caso di ritorno alla Casa Bianca.
Pirro ha inoltre espresso posizioni apertamente contrarie agli orientamenti della magistratura, sostenendo la tesi — mai provata — di una vittoria fraudolenta di Joe Biden alle elezioni presidenziali del 2020, nonostante i numerosi rigetti dei ricorsi da parte dei tribunali.
In un altro episodio, Pirro e altri presentatori di Fox accusarono Dominion di aver manipolato le macchine per il conteggio dei voti a favore di Biden. Affermazioni poi rivelatesi false, tanto che la stessa Fox ha ammesso la verità in sede giudiziaria, accettando di pagare centinaia di milioni di dollari di risarcimento per danni.