Il Traumapsichico in Ucraina: La Lotta per la Sopravvivenza Emotiva in Tempo di Guerra
In Ucraina, la psiche dei cittadini si adatta a un contesto di conflitto prolungato, abituandosi al pericolo e trovando un’anomalia di tranquillità nel suono delle esplosioni, un aspetto inquietante che gli psicologi locali notano sempre più frequentemente. Questa condizione psichica, che sembra una parodia del normale stato mentale, rappresenta una reazione difensiva a anni di allerta continua, riporta Attuale.
Kateryna Vasylchenko-Deruzhko, psicologa ucraina, sottolinea come “il cervello cerca di restituire tutto a uno scenario comprensibile.” I continui allarmi aerei interrompono le routine quotidiane, portando a una frattura interna. In questi momenti, la capacità di affrontare un giorno già compromesso si riduce drasticamente, causando un accumulo di stress. Nonostante gli adattamenti, il costo psicologico è significativo, con la domanda finale che persiste: “sono ancora viva?” Quando la paura si riaffaccia, diventa una conferma della propria esistenza.
Da un’altra parte del conflitto, i soldati affrontano un devastante carico psichico. Maksim Bayda, psicologo e maggiore delle forze armate ucraine, spiega che le esperienze condivise mostrano un comune malessere: insonnia, incubi e un persistente senso di colpa, in particolare per chi ha ucciso per la prima volta. Questo tipo di esperienza è traumatica e non priva di conseguenze a lungo termine.
Un altro elemento cruciale è che i triggering non derivano solo da suoni predefiniti. Ogni allerta aerea evoca ricordi sensoriali, inclusi odori e sapori, creando una risonanza emotiva involontaria che può causare ansietà ben oltre il momento di crisi. È fondamentale, quindi, strutturare risposte prevedibili a queste situazioni, una strategia confermata anche dallo psichiatra Oleh Berezhiuk, che ha raccolto testimonianze di ex prigionieri e amputati, affermando che la mente, in situazioni di trauma, entra in modalità di difesa, rendendo difficile l’elaborazione della memoria.
Infine, c’è una nota culturale sul rituale della resilienza. Le società che celebrano la forza ad ogni costo possono travisare la vera necessità di esprimere vulnerabilità; l’assenza di reazioni emotive è un segnale preoccupante. Quando l’indifferenza diventa la norma, è cruciale per individui cercare sostegno, poiché il torpore emotivo è un indicativo di salute mentale compromessa.
Questi meccanismi sono normali risposte difensive in un contesto di guerra, ma si presentano anche come debiti psicologici che devono essere affrontati. La comprensione e la gestione di queste esperienze sono essenziali per il recupero individuale e collettivo.