La rivoluzione normale: Luigi Pagano e la necessità di riformare il sistema penitenziario italiano

27.10.2025 06:55
La rivoluzione normale: Luigi Pagano e la necessità di riformare il sistema penitenziario italiano

La “rivoluzione normale” nel sistema penitenziario italiano secondo Luigi Pagano

Luigi Pagano, figura chiave nella gestione delle carceri italiane dal 1979, ha recentemente evidenziato l’urgenza di una riforma profonda nel sistema penitenziario. Con una carriera che include la direzione di istituti come il San Vittore di Milano e la nomina a garante dei detenuti del Comune di Milano, Pagano affronta temi critici come il sovraffollamento, i suicidi tra i detenuti e il personale della polizia penitenziaria. “La vera rivoluzione”, sostiene, “consisterebbe nell’applicazione coerente delle leggi esistenti”, riporta Attuale.

Nel suo libro-inchiesta ‘La rivoluzione normale’, Pagano esplora il significato di questa trasformazione. Sottolinea che, nonostante le norme già presenti nel sistema, l’Italia continua a non rispettare il principio di recupero e reinserimento dei detenuti enunciato dall’articolo 27 della Costituzione. Pagano suggerisce che l’applicazione di tali norme potrebbe elevare la qualità della pena a livelli consoni a una democrazia matura. Le condanne della Corte europea dei diritti dell’uomo, secondo lui, avrebbero dovuto fungere da catalizzatore per il cambiamento, ma la mancanza di coraggio politico ha vanificato tale opportunità.

Quando gli è stato chiesto se il momento attuale fosse propizio per avviare questa ‘rivoluzione normale’, Pagano ha risposto negativamente. La retorica populista del “buttare via la chiave” tradisce una politica superficiale. Secondo il suo punto di vista, il carcere dovrebbe essere superato, ma se continuasse a esistere, dovrebbe rispettare i diritti sanciti dalla Costituzione. Attualmente, 100.000 individui sono al di fuori del carcere grazie a pene alternative, mentre altri 100.000 aspettano di accedere a tali misure, con una minoranza di 10.000 detenuti considerati pericolosi.

Pagano sottolinea che il sovraffollamento non è causato da un aumento delle entrate, ma principalmente dalla mancanza di uscite. Propone una nuova amnistia o indulto come misure immediate per alleviare la situazione. In un’ottica futura, definisce la possibilità di un mondo senza carceri non una semplice utopia, ma una realtà potenziale, ancorché necessiti di un intervento decisivo sul presente. Il personale stesso vive un periodo di crisi, con tassi crescenti di suicidi tra gli agenti, risultato di un sistema inadeguato e della mancanza di interventi.

Riflettendo su come sono cambiate le carceri dall’inizio degli anni ’70, Pagano osserva che, nonostante i tentativi di riforma, molti problemi restano irrisolti. Riprende l’esempio del San Vittore, un’istituzione bicentenaria, che andrebbe chiusa dato il suo stato fatiscente, ma continua a ospitare anche persone in attesa di giudizio.

Pagano ricorda con particolare gravità i periodi di sovraffollamento durante momenti storici come Mani Pulite, quando San Vittore arrivò a contenere 2.400 detenuti. Nonostante le critiche, queste emergenze hanno portato a innovazioni nel sistema, come il primo call center in carcere e la creazione del modello di istituto a custodia attenuata per madri.

Particolare l’importanza dell’incontro con il cardinale Carlo Maria Martini, che durante un Giubileo in carcere suscitò una risposta emotiva nei detenuti, dimostrando la necessità di umanità anche in contesti così critici. Pagano conclude rivolgendo lo sguardo al problema dei femminicidi in Italia: “Non serve a nulla inasprire le pene, è fondamentale investire sulla prevenzione e sulla modifica della cultura sociale”.

Aggiungi un commento

Your email address will not be published.

Da non perdere