Roma, 20 settembre 2026 – La sinistra ha perso il contatto con il popolo non per aver difeso eccessivamente i diritti, ma per essere stata incapace di unire la libertà civile con la sicurezza materiale, il riconoscimento con il lavoro, l’universalismo con l’appartenenza. Così, ha lasciato alla destra la proprietà di tre termini chiave: Nazione, ordine e protezione, i quali sono stati stravolti in confini etnici, disciplina e paura. Il vero errore storico non risiede nella scelta delle minoranze, ma in quella di non trasformare differenze e bisogni in una maggioranza, riporta Attuale.
I diritti civili non sono una distrazione rispetto alla questione sociale. Femminismo, antirazzismo, libertà affettiva e tutela delle minoranze hanno reso le democrazie più fedeli alla loro promessa. Tuttavia, una conquista di questo tipo diventa fragile se scissa dalle condizioni materiali che ne consentono l’esercizio. La libertà è poco significativa per chi non ha accesso a cure, alloggi, educazione o salario equo; al contrario, la giustizia sociale perde di significato se sacrifica le libertà personali, ritornando a una logica di disciplina.
L’istruzione è diventata frattura politica
Per gran parte del Novecento, la sinistra ha mantenuto unite queste dimensioni. Il movimento operaio non chiedeva solamente reddito: cercava dignità, istruzione e cittadinanza. La globalizzazione ha invece trasformato molti partiti popolari in coalizioni di ceti urbani, istruiti e professionisti. Secondo il World Political Cleavages and Inequality Database, costruito su indagini in cinquanta Paesi dal 1948 al 2020, l’istruzione è divenuta una frattura politica.
Nel 2024, negli Stati Uniti, Kamala Harris ha superato Donald Trump di sedici punti tra i laureati, e di quattordici tra chi non possiede un titolo universitario. Ciò testimonia una rappresentanza sociale capovolta.
Il neoliberismo progressista
Nancy Fraser ha definito “neoliberismo progressista” l’alleanza tra economia finanziarizzata e politica del riconoscimento: mercati sempre più diseguali, élite più inclusive nella composizione, ma distante dalla società. Se è vero che l’antirazzismo non ha chiuso le fabbriche né il femminismo ha abbassato i salari, è altrettanto vero che mentre il potere economico si concentrava, parte della sinistra ha spostato il conflitto dalla distribuzione alla rappresentazione simbolica. Riconoscimento e redistribuzione dovrebbero procedere insieme.
La destra ha occupato lo spazio vuoto
È evidente che la destra ha occupato lo spazio vuoto. Essa ha parlato a coloro che lavorano senza sentirsi rappresentati, a chi vive l’immigrazione nei quartieri e non nei convegni, a chi desidera sicurezza e riceve solo una lezione di linguaggio. Non ha restituito potere contrattuale o mobilità sociale, ma ha fornito un nemico e una comunità immaginaria. Prima di manipolare il disagio, ha riconosciuto le sue radici. Liquidare ogni richiesta di ordine come autoritarismo e ogni bisogno di appartenenza come nazionalismo equivale a consegnarli a autocrati e nazionalisti.
Lavoro e sicurezza
Qui entra in gioco il lavoro. Michael Sandel ha dimostrato come una società meritocratica generi superbia nei vincitori e umiliazione nei vinti. Se ciascuno può farcela grazie al talento e all’impegno, chi resta indietro viene percepito come responsabile del proprio destino. La sinistra a volte ha utilizzato il linguaggio di chi seleziona – competenze, eccellenza, adattamento – piuttosto che quello di chi sostiene la società. Tuttavia, il lavoro non chiede solamente stipendio: chiede stima, voce e una vita dignitosa.
Analogamente, anche la sicurezza deve essere sottratta alle caricature. Non è un concetto di destra; implica la libertà di prendere un autobus, vivere in periferia, inviare i figli a scuola, senza dover dipendere da caporali o spacciatori.
In assenza di sicurezza, la libertà diventa privilegio di chi può acquistarlo. La sinistra deve rifiutare l’uso repressivo dell’ordine, senza però ignorare il bisogno da cui trae consenso. Governare l’immigrazione e proteggere il territorio non tradisce il concetto di società aperta; anzi, lo rende credibile.
Nazione, un concetto da riabilitare
Infine, c’è la Nazione. La sinistra l’ha spesso relegata a un residuo sospetto, mentre la destra la presentava come una fortezza. Richard Rorty ha intuito che una politica incapace di critiche affettuose nei confronti della propria nazione non può cambiarla: la vergogna senza speranza produce spettatori, non cittadini. Ha previsto che i lavoratori impoveriti e le classi medie spaventate avrebbero cercato un uomo forte contro élite percepite come estranee. Il suo era un invito a un patriottismo democratico ed inclusivo.
Una Nazione aperta non significa una nazione inesistente; si tratta di una comunità civile che riconosce una storia comune, stabilendo confini senza idolatrare i muri e richiedendo doveri in cambio di diritti. Il patriottismo costituzionale di Habermas indica un sentiero: appartenere non a un’etnia, ma a istituzioni e libertà condivise. Senza uno spazio comune, la solidarietà si riduce a trasferimenti impersonali e i diritti diventano richieste in conflitto.
Lotta di classe, senza libertà produce conformismo
La ricomposizione non può passare attraverso una sinistra “di classe” che silenzi le discriminazioni, né attraverso una sinistra dei diritti che gestisca la questione sociale come assistenzialismo. La classe senza libertà produce conformismo; l’identità senza universalismo genera tribù, mentre l’universalismo senza appartenenza non crea solidarietà. La donna discriminata, il lavoratore povero, l’immigrato integrato, il piccolo imprenditore schiacciato dalle rendite, e il giovane senza casa devono riconoscersi come parte della stessa cittadinanza.
Occorrono salari equi e contrattazione, istruzione e sanità universali, alloggi accessibili, un sistema fiscale anti-rendita e anti-monopoli, welfare attivo, sicurezza urbana, immigrazione legale e controllata. Non bonus per categorie elettorali, ma istituzioni comuni in grado di raggiungere chi si trova in condizioni diverse. L’uguaglianza non consiste nel fingere che tutti abbiano gli stessi ostacoli; deve rappresentare la costruzione di diritti universali sufficientemente robusti da superarli.
La sinistra deve tornare a parlare al popolo reale
La sinistra deve tornare a parlare al popolo senza crearne uno puro, e alla nazione senza farne un idolo. Deve difendere la libertà senza lasciarla in mano al mercato, la sicurezza senza consegnarla alla repressione, l’appartenenza senza trasformarla in esclusione. Carlo Rosselli definì “socialismo liberale” il tentativo di sottrarre la giustizia al dispotismo e la libertà al privilegio. Da quella frattura riconciliata può nascere una nuova maggioranza.
L’errore storico
Il suo errore storico non è consistito nell’allargare i diritti, ma nel lasciarli troppo spesso senza una società; non nel riconoscere le differenze, ma nell’obliare il legame che consente loro di coesistere. La destra offre un