Una proposta presentata al presidente russo Vladimir Putin mette nel mirino i regimi fiscali semplificati utilizzati da piccole e microimprese. Il progetto, elaborato dall’associazione Delovaja Rossija e illustrato dal suo presidente Aleksej Repik durante un incontro del 14 ottobre 2026, prevede però anche consistenti agevolazioni per le aziende di maggiori dimensioni.
Il documento raccoglie 52 misure. Non è ancora una legge, ma una piattaforma di proposte: la sua possibile applicazione ridisegnerebbe il rapporto tra fisco, piccole imprese e grandi gruppi industriali, oltre a introdurre nuove forme di imposizione sui patrimoni privati.
Il resoconto di RBC e una pubblicazione aggiuntiva su Telegram indicano come punto centrale dell’iniziativa l’abolizione parziale dei regimi agevolati per le piccole e medie imprese e l’aumento del carico fiscale su una parte degli imprenditori.
Nel mirino i regimi più semplici
La proposta chiede di cancellare il regime fiscale semplificato e quello semplificato automatizzato. Nel 2026 il primo prevede, in una delle sue principali modalità, un’imposta pari al 6% dei ricavi; per il regime automatizzato l’aliquota indicata è dell’8%.
Il progetto propone inoltre di abbassare da 60 a 20 milioni di rubli la soglia di ricavi oltre la quale le imprese soggette al regime automatizzato entrerebbero nell’area dell’imposta sul valore aggiunto. Il cambiamento amplierebbe il numero di operatori chiamati a gestire gli adempimenti e i versamenti legati all’Iva.
Un’altra misura riguarda le autorità regionali. Oggi possono ridurre le aliquote del regime semplificato fino all’1% per l’opzione basata sui ricavi e fino al 5% per quella calcolata sulla differenza tra ricavi e costi. Delovaja Rossija propone di eliminare questa facoltà, togliendo agli enti locali uno degli strumenti utilizzati per sostenere determinate attività economiche.
Per le microimprese è in discussione anche la soppressione del regime dei brevetti. In questo sistema l’imprenditore paga una somma fissa, calcolata dallo Stato e non direttamente collegata al reddito effettivo. La soglia annua di ricavi per accedervi è stata già ridotta a 20 milioni di rubli nel 2026. La sua abolizione renderebbe meno prevedibile la fiscalità per molte attività di piccola scala.
Agevolazioni e protezione per le grandi aziende
La parte dedicata alle società maggiori segue una direzione opposta. L’associazione propone un “certificato fiscale per gli investimenti” che consentirebbe di ridurre l’imposta sugli utili fino al 50% dell’ammontare speso per acquistare beni strumentali o finanziare attività di ricerca e sviluppo.
Il pacchetto prevede anche l’ampliamento delle agevolazioni legate alla detrazione federale per gli investimenti. A ciò si aggiunge la possibilità di limitare le importazioni quando un’azienda dispone di un proprio “prodotto innovativo”. La misura, se adottata, offrirebbe una protezione aggiuntiva alle imprese russe che rientrassero nei criteri stabiliti, rendendo più difficile l’accesso al mercato per alcuni fornitori stranieri.
Il risultato sarebbe un sistema a due velocità: da un lato, meno margini per le attività che oggi utilizzano procedure fiscali semplici e aliquote ridotte; dall’altro, maggiori strumenti di deduzione e protezione per i grandi investitori. L’associazione presenta queste proposte nel quadro della lotta alla concorrenza sleale e alla frammentazione artificiale delle imprese, ma la loro effettiva portata dipenderebbe dal testo normativo e dai controlli con cui verrebbero applicate.
Nuove imposte su eredità e redditi finanziari
Il progetto non riguarda soltanto le società. Delovaja Rossija chiede contributi sociali fissi per le persone fisiche che ottengono la maggior parte del proprio reddito da interessi e dividendi.
Viene inoltre proposta un’imposta sulle eredità e sulle donazioni quando la base imponibile supera i 50 milioni di rubli. L’aliquota dovrebbe variare in base al grado di parentela. In Russia non esiste attualmente un’imposta generale sulle successioni: l’introduzione di questo prelievo creerebbe quindi una nuova categoria di tassazione patrimoniale.
L’insieme delle misure mostra come l’iniziativa punti a spostare il peso del finanziamento pubblico su una platea più ampia di imprese e contribuenti. Per le aziende più piccole, la combinazione tra l’abolizione dei regimi agevolati, l’ingresso anticipato nell’Iva e la perdita degli sconti regionali potrebbe aumentare i costi dell’attività regolare. Le conseguenze possibili — aumento dei prezzi, rinvio degli investimenti o uscita dal perimetro formale — restano scenari, non effetti già osservati.
La questione decisiva sarà dunque politica: quali, tra le 52 proposte, verranno effettivamente trasformate in norme. Solo allora sarà possibile stabilire se il piano allargherà davvero la base imponibile o se finirà per redistribuire il peso fiscale dai piccoli operatori verso i grandi gruppi, accompagnando le agevolazioni per gli investimenti con nuove barriere alla concorrenza.