La Svizzera vota su una definizione più rigida della propria neutralità e il futuro delle sanzioni alla Russia

27.09.2026 12:45
La Svizzera vota su una definizione più rigida della propria neutralità e il futuro delle sanzioni alla Russia

Svizzera, referendum sulla neutralità: un voto cruciale per la politica estera

Urne chiuse a mezzogiorno: si è votato per poche ore, domenica mattina, nei vari Cantoni della Svizzera su due questioni. Una riguarda l’introduzione di normative più rigorose sull’alimentazione naturale. L’altra, di rilevanza geopolitica, interroga gli elettori sulla possibilità di inserire nella Costituzione una definizione più rigida della storica neutralità del Paese, riporta Attuale.

Qualora il referendum dovesse passare, una delle conseguenze immediatamente visibili sarebbe l’impossibilità per la Svizzera di imporre sanzioni alla Russia, a meno che queste non vengano approvate dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, dove Mosca esercita il diritto di veto. È noto che la Russia ha sostenuto apertamente l’iniziativa, come riferito da Politico.eu.

Nell’attuale scenario di sicurezza europea, sorge la domanda su quanto possa rimanere neutrale la Svizzera. Altri Paesi tradizionalmente neutrali, come Austria e Irlanda, stanno infatti aumentando la spesa per la difesa.

Il diritto internazionale già riconosce l’eccezionale neutralità permanente della Confederazione elvetica, ma il governo di Berna ha la libertà di applicarla in modo discrezionale. Sebbene non possa impegnarsi in conflitti armati o inviare aiuti militari, può decidere di imporre sanzioni economiche o collaborare con alleanze militari, pur senza aderire formalmente.

Il referendum di domenica si concentra proprio su questo margine di manovra, chiedendo agli elettori se la neutralità dovrebbe avere limiti ancora più rigorosi, in particolare per quanto riguarda le sanzioni.

Dal 2022, il governo svizzero ha seguito le sanzioni imposte dall’Unione Europea contro Mosca, una decisione che ha generato critiche in patria. L’iniziativa referendaria è stata lanciata da un gruppo nazional-conservatore, Pro Schweiz, legato ai cristiano-democratici che costituiscono un pilastro della destra svizzera, e che è l’unico partito a sostenere questa proposta. Il governo di Berna si oppone fermamente all’iniziativa, avvertendo che la neutralità potrebbe tradursi in isolamento. Secondo i sondaggi, circa due terzi degli elettori risulterebbero contrari all’iniziativa.

Le radici della neutralità svizzera risalgono alla sconfitta dei Confederati nella battaglia di Marignano nel 1515. Questa è stata formalmente riconosciuta dalle altre nazioni europee nel 1815 e inserita nella Costituzione nel 1848. La Svizzera è riuscita a mantenere una posizione neutrale durante entrambe le guerre mondiali, ma la Seconda Guerra Mondiale ha visto un atteggiamento «pragmatico» da parte del Paese, che ha contribuito allo sforzo bellico della Germania e ha chiuso le frontiere agli ebrei d’Europa in cerca di rifugio.

La Svizzera ha partecipato alle sanzioni contro l’Iraq nel 1990, e con l’invasione dell’Ucraina si trova nuovamente a dover riflettere sul significato della sua neutralità.

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