L’amnistia in Venezuela: effetti limitati e complessità legali secondo esperti e ong

26.02.2026 16:25
L’amnistia in Venezuela: effetti limitati e complessità legali secondo esperti e ong

Amnistia in Venezuela: un provvedimento con effetti limitati e criticità evidenti

In Venezuela, la recente legge sull’amnistia approvata la scorsa settimana sta mostrando effetti limitati. Secondo le organizzazioni non governative, dal 20 febbraio, data di promulgazione della legge, solo un centinaio di persone sono state scarcerate, su oltre 800 detenuti pretestuosamente nel paese, principalmente prigionieri politici. La legge è stata formulata in modo tale da non valere per oltre metà di questi detenuti e presenta vari aspetti problematici, riporta Attuale.

William Echeverria, giornalista venezuelano residente negli Stati Uniti, osserva che la legge ha “reso vittime due volte” le famiglie dei prigionieri politici, creando false aspettative riguardo alle scarcerazioni, simili a quelle annunciate a gennaio e avvenute a singhiozzo. Echeverria ritiene che l’amnistia serva principalmente alla nuova presidente Delcy Rodríguez per guadagnare tempo e mostrare cambiamenti all’amministrazione statunitense di Joe Biden, nonostante la realtà rimanga stagnante.

La ONG Justicia, Encuentro y Perdón ha denunciato la discrepanza tra gli annunci del regime e le liberazioni effettive, segnalando che i tribunali responsabilizzati per le valutazioni delle amnistie sono “al collasso”. A gennaio, l’ex presidente Nicolás Maduro era stato catturato tramite un’operazione militare dell’amministrazione Biden, segnando una forte influenza sul governo di Rodríguez.

L’amnistia non è automatica come solitamente accade in tali misure. Gli individui devono rivolgersi ai tribunali per richiedere la revisione dei loro casi. Il governo ha attivato una commissione speciale, che dovrebbe esaminare le richieste entro 15 giorni, ma questo processo, gestito da un sistema giudiziario controllato dal regime, presenta gravi distorsioni.

Alí Daniels, direttore della ONG Acceso a la Justicia, sottolinea che per ottenere la libertà, i prigionieri devono appellarsi a chi considerano i loro carnefici: “Immagina di doverti rivolgere al giudice che ti ha condannato ingiustamente”, afferma, evidenziando il conflitto di interesse insito in questo meccanismo.

In aggiunta, l’amnistia copre solo reati e periodi specifici, principalmente quelli relativi a manifestazioni contro il governo. Chi ha partecipato a proteste è stato frequentemente accusato di altri reati e incarcerato senza necessità di formulazione. Il regime ha perseguitato oppositori, accusandoli di terrorismo o crimini informatici, reati esclusi dall’amnistia, il che la rende “selettiva e discriminatoria” secondo Daniels.

Un’altra questione è che l’apparato repressivo del regime continua a operare, incluse le leggi contro i reati d’opinione. La presidente Rodríguez ha annunciato la chiusura dell’Helicoide, il carcere più noto di Caracas, ma restano aperte numerose strutture con condizioni detentive estremamente dure.

Il dualismo tra segnali di distensione, come l’amnistia, e la continua presenza al potere della classe dirigente responsabile di anni di oppressione aumenta l’incertezza tra gli abitanti del paese. Edgar Cárdenas, segretario generale del Colegio Nacional de Periodistas, suggerisce che l’amnistia sembra più uno strumento di negoziazione politica piuttosto che una reale misura strutturale.

Il caso dei giornalisti sottolinea come la legge funzioni, dato che molti di loro erano stati incarcerati per motivi politici. Cárdenas riferisce che “la legge li considera come una sorta di ‘delinquenti perdonati’”, ignorando il loro ruolo giornalistico, che è stata precisamente la ragione della loro detenzione.

Il regime mantiene un atteggiamento ambivalente verso i media. Sebbene alcuni canali riaperti abbiano avuto successo, altri sono stati nuovamente chiusi. I media stanno cercando di intuire se ci siano spazi di libertà dalla censura, testando prudentemente la possibilità di trattare temi precedentemente riservati a giornalisti stranieri.

Ad esempio, durante l’annuncio dell’amnistia, il regime ha affermato che almeno 11mila persone erano soggette a misure alternative al carcere, un dato sottostimato mai comunicato ufficialmente in precedenza.

Anche le persone cominciano a parlare con maggiore libertà, benché nel regime autoritario di Maduro ci si fosse abituati ad usare eufemismi per evitare ripercussioni. Recentemente, è emersa una timida apertura alle discussioni su temi precedentemente tabù.

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