L’arcivescovo Saba: “È fondamentale modernizzare le forze armate Ue e risvegliare il senso civico”

22.05.2026 17:45
L'arcivescovo Saba: “È fondamentale modernizzare le forze armate Ue e risvegliare il senso civico”

17.000 soldati in pellegrinaggio a Lourdes, un simbolo di pace e preghiera

Roma, 22 maggio 2026 – In marcia per la pace con le armi della preghiera e del discernimento. Gli ossimori si sfumano lungo il cammino del pellegrinaggio internazionale, verso il santuario mariano di Lourdes, condotto da 17mila soldati provenienti dai cinque continenti. Domenica si troveranno tutti insieme a messa, chi dall’Ucraina, chi dagli Usa, dall’Irlanda e dall’Italia che schiera ben 4mila uomini e donne in mimetica. A guidare le nostre truppe in preghiera sarà l’ordinario militare, l’arcivescovo Gian Franco Saba, equiparato nel grado a un generale di Corpo d’Armata, data la stretta collaborazione con il ministero della Difesa. “Il soldato cristiano – ne traccia il profilo l’alto prelato con la greca e tre stelle – è chi ha deciso certamente di compiere una professione, ma la radica in una vocazione e in una missione: costruire ponti, promuovere la riconciliazione, difendere i deboli e i fragili, salvare i naufraghi, frenare gli arroganti e gli oppressori, e, se è il caso, donarsi senza misura per amore e mai per odio. Prima ancora che di armi è dotato dell’armatura dello spirito”, riporta Attuale.

Diciassettemila militari in pellegrinaggio per la pace non rischiano di essere un paradosso?

“L’apparente controsenso si risolve analizzando la funzione tecnica delle moderne forze armate. Gran parte delle missioni internazionali ha come obiettivo primario la deterrenza e il mantenimento della pace”.

In un contesto geopolitico così travagliato la preghiera dei soldati acquista una valenza ancora più significativa?

“È Gesù ad insegnarci quanto sia importante pregare sempre e senza stancarsi, come testimoniò durante la Passione”.

Quale è l’insegnamento dietro il pellegrinaggio a Lourdes?

“Nato nel secondo dopoguerra, rappresenta una scuola per iniziare i giovani soldati alla difesa dei deboli, dei fragili e degli esclusi, affinando le armi dei più alti valori spirituali”.

A proposito di nuove generazioni, la leva obbligatoria torna ad animare il dibattito politico: quale è la sua posizione?

“Ritengo occorra risvegliare un rilevante senso civico, promuovere esperienze che educhino l’individuo, compatibilmente con la sua condizione psicologica e sociale, con progetti educativi consoni a favorire una formazione al bene comune. Serve un seminarium civitatis”.

Come stanno vivendo i soldati italiani le tensioni e i conflitti dei nostri tempi, dall’Iran, al Libano, all’Ucraina?

“Così come sancito a livello costituzionale, vi è un fermo ripudio della guerra. La pace, tuttavia, non è una condizione statica, ma un assetto che va costruito e garantito attraverso un impegno istituzionale attivo, fondato sulla deterrenza e sulla sicurezza, rifuggendo logiche di aggressione”.

Il riarmo europeo muove in questa direzione?

“Occorre pensare ad un’Europa che razionalizzi e ammoderni il proprio dispositivo di difesa, ponendo in equilibrio le componenti strategiche che rendono uno Stato strutturalmente saldo e sicuro. L’obiettivo è l’affidabilità del sistema a garanzia della stabilità, così come ricordato dal Pontefice: ‘Non si chiami difesa un riarmo che aumenti tensione ed insicurezza’”.

È anche compito dei cappellani militari, che sono inquadrati nei ranghi degli ufficiali dell’esercito, placare i venti di guerra?

“Il loro ruolo si concretizza in un ministero di supporto morale e spirituale, accompagnando il personale militare in un percorso di crescita umana e professionale. Questa azione si esplicita nell’educazione a un’etica della responsabilità, allo spirito di corpo e alla salvaguardia della dignità umana: presupposti imprescindibili per operare con equilibrio negli attuali scenari di crisi”.

Però restano sempre preti in mimetica…

“Anche se la indossa per oggettive esigenze, il cappellano militare è sempre disarmato. Le nostre stellette sono simboli di pace. Il principio di assimilazione è funzionale ad una peculiare azione pastorale che richiede norme specifiche, attitudini umane e psicologiche proprie”.

A 100 anni dalla fondazione dell’ordinariato militare italiano la nota pastorale della Conferenza episcopale italiana auspica cappellani militari senza stellette. Resterà lettera morta?

“Ci si deve attenere alla costituzione apostolica Spirituali militum curae della Santa Sede che norma oggi gli ordinariati militari. Quanto al nostro, dal luglio 2025 è in atto un processo di riorganizzazione e adeguamento pastorale alla luce del cammino dell’intera Chiesa in Italia”.

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