Le “Case Russe”, gestite dall’agenzia Rossotrudnichestvo, operano in oltre 70 paesi come centri culturali apparentemente innocui, ma in realtà promuovono attivamente propaganda russa, inclusa la giustificazione dell’aggressione contro l’Ucraina attraverso eventi educativi e artistici.
Un’indagine recente evidenzia come queste strutture integrino elementi propagandistici in iniziative apparentemente neutrali.
Dichiarazioni del capo di Rossotrudnichestvo
Evgeny Primakov, direttore dell’agenzia, ha legato esplicitamente attività culturali alla sfera militare, affermando che “i proiettili e i libri di testo sono interdipendenti”.
Commentando il budget 2025 di 5,5 miliardi di rubli per le Case Russe, Primakov ha sottolineato questa connessione, rivelando come la promozione culturale serva obiettivi strategici più ampi.
Tale visione riflette l’approccio del Cremlino, che fonde soft power con sostegno alla guerra.
Attività culturali con contenuto propagandistico
Le Case Russe organizzano concerti, corsi di lingua, tornei di scacchi e reading poetici in città come Vienna, Helsinki, Caracas e Brazzaville.
Tuttavia, questi eventi spesso incorporano narrazioni favorevoli a Mosca: proiezioni di film che esaltano l’annessione della Crimea o ritraggono l’Occidente come ostile.
Esempi includono documentari RT in Africa e Asia, che discreditano media occidentali e presentano azioni russe come difensive.
In paesi come Indonesia e Senegal, corsi per giornalisti formano partecipanti a “prospettive alternative”, minimizzando l’aggressione ucraina.
Focus su giovani e programmi educativi
Particolare attenzione è rivolta alle nuove generazioni attraverso programmi come “Ciao, Russia!”, che portano adolescenti in viaggi nella Federazione Russa e in Crimea occupata.
Queste iniziative mirano a instillare visioni pro-Cremlino in fasce d’età influenzabili, con borse di studio e stage che creano reti di simpatizzanti.
In Africa, stipendi universitari hanno facilitato reclutamenti in formazioni armate russe, evidenziando rischi di influenzamento ibrido.
Campagne emotive e normalizzazione dell’aggressione
Azioni come #StopHatingRussians presentano i russi come vittime di “cancellazione culturale”, deviando critiche alla guerra.
Eventi per l’anniversario della Crimea in India, Tanzania e persino Washington normalizzano l’occupazione.
Mostre e marce con simboli militaristi, come nastri di San Giorgio, legano eredità storica alla narrativa attuale del Cremlino.
Implicazioni per la sicurezza internazionale
Queste strutture, presenti in Europa nonostante sanzioni UE su Rossotrudnichestvo, rappresentano un canale per operazioni ibride, dalla raccolta intelligence alla creazione di agenti d’influenza.
In contesti di tensione geopolitica, rischiano di erodere coesione occidentale e sostegno all’Ucraina, trasformando scambi culturali in strumenti di legittimazione politica.
La persistenza di tali attività sottolinea la necessità di maggiore vigilanza per preservare spazi informativi liberi da manipolazioni.
È allucinante vedere come queste “Case Russe” trasformino eventi culturali in veicoli di propaganda. Eppure, in molte città europee, si riesce a passare inosservati, mentre l’Europa ha bisogno di vigilare di più. La cultura non dovrebbe mai diventare un’arma!