Le dimissioni di Delmastro e Bartolozzi mettono in discussione l’immagine del governo Meloni

25.03.2026 02:45
Le dimissioni di Delmastro e Bartolozzi mettono in discussione l'immagine del governo Meloni

Dimissioni e tensioni nel governo Meloni in vista delle elezioni politiche

Roma, 25 marzo 2026 – Le dimissioni di Andrea Delmastro e di Giusi Bartolozzi e quelle chieste da Giorgia Meloni a Daniela Santanché dimostrano che la presidente del Consiglio vuole togliere ogni ombra sul governo nell’anno che ci separa dalle elezioni politiche, riporta Attuale.

Delmastro, pur non ritenendolo dovuto, aveva messo a disposizione di Meloni la sua delega. Non era accettabile che un sottosegretario diventasse socio di un ristorante con la maggioranza detenuta da una ragazza di 18 anni figlia di una persona già nota alle cronache per i suoi rapporti con la mafia e poi condannata. Bartolozzi è stata difesa fino all’ultimo da Carlo Nordio per la sua capacità organizzativa nel ministero, dove peraltro era nota per la sua gestione autoritaria e divisiva. Era gravissimo che nel suo ruolo di capo di gabinetto partecipasse ai dibattiti referendari, e ancora più grave che si fosse lasciata andare a frasi totalmente inappropriate. Daniela Santanchè è il caso più controverso, poiché la titolare del Turismo non è stata ancora rinviata a giudizio per la truffa all’Inps sui rimborsi Covid, mentre è stata già accusata di falso in bilancio. Nonostante la sua buona gestione nel settore, l’immagine del governo rimane appannata da una telenovela giudiziaria scabrosa.

La sconfitta referendaria è caduta addosso a Meloni come un macigno, dimostrando che il Paese è impermeabile alle riforme. Mentre in Europa le carriere sono separate, in Italia si considera incostituzionale fare lo stesso. Ciò evidenzia un problema serio, poiché non è prevista alcuna riforma che metta in discussione l’autonomia dei giudici e dei pubblici ministeri, che in gran parte d’Europa rispondono in modo indiretto al governo. Vedere i magistrati di Napoli brindare di fronte a canti di contestazione non preannuncia nulla di positivo, mentre il procuratore Gratteri avverte che “faremo i conti”. Sarà assai difficile trattare di premierato e di un’autonomia eccessiva, anche se riconoscere gli squilibri tra Nord e Sud è fondamentale per garantire un Mezzogiorno con una classe politica più efficiente.

I sondaggi trasmessi ieri sera da Porta a porta sulle intenzioni di voto per le elezioni politiche della primavera prossima mostrano che il referendum non ha inciso sulla distanza tra maggioranza e opposizione, con Fratelli d’Italia e il Partito Democratico ancora divisi da sette punti. Gli esperti concordano che i 6 milioni di elettori, in gran parte giovani, che non avevano mai votato prima, non contribuiranno in modo significativo a rafforzare il Campo Largo. Inoltre, se i dati sulle primarie mostrano un vantaggio per Giuseppe Conte rispetto a Elly Schlein, il riformista Ernesto Ruffini ha annunciato la sua candidatura, creando ulteriore complessità.

È interessante notare che la maggioranza degli elettori sopra i 54 anni, più esperti della Costituzione, ha votato Sì, contrariamente ai giovani che, a quanto pare, hanno poca conoscenza della legge fondamentale. Questo è stato un voto politico, piuttosto che partito, secondo il sondaggista Antonio Noto. Tuttavia, fattori come la guerra, le sue ripercussioni sui carburanti, e l’instabilità data da Trump, insieme a una generale insoddisfazione, non hanno certo giovato al governo.

Infine, Meloni non può permettersi di affrontare le elezioni politiche con la possibilità di un pareggio, il che porterebbe alla formazione di un quarto governo tecnico dopo quelli di Dini, Monti, e Draghi. La maggioranza relativa può permettersi di andare all’opposizione? Si apre dunque la questione della legge elettorale, che dovrebbe garantire stabilità all’Italia, qualunque sia il vincitore, per non compromettere i credibili risultati internazionali ottenuti negli ultimi anni.

2 Comments

  1. Non si capisce più niente in questo governo, tra dimissioni e scandali. Meloni si sta muovendo, ma il Paese sembra impreparato a qualsiasi riforma. È tutto un grande gioco politico, e noi ci rimettiamo. Speriamo che le prossime elezioni portino qualcosa di diverso, ma ho i miei dubbi…

  2. Non posso credere a quello che sta succedendo. Ogni giorno una nuova polemica! Meloni deve trovare il modo di stabilizzare il governo, altrimenti siamo messi male. E questi referendum, non servono a niente… praticamente una perdita di tempo! Ma che politica stiamo facendo?

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