Le milizie emergenti nella Striscia di Gaza tentano di minare l’autorità di Hamas
Nella Striscia di Gaza, diverse milizie stanno cercando di sostituire Hamas come forza di sicurezza e governo, dopo che tre anni di intensi bombardamenti e omicidi mirati da parte di Israele hanno indebolito la leadership del gruppo. Queste milizie, supportate dal governo israeliano, sono state reclutate, armate e protette nell’ultimo anno, ma attualmente non rappresentano una reale minaccia o alternativa per Hamas, come riporta Attuale.
Le milizie in questione non godono di un ampio consenso popolare e operano principalmente in aree adiacenti alle zone occupate dalle forze israeliane, lontane dalla maggior parte della popolazione palestinese, che è stata confinata in circa il 40% del territorio dalla cessazione delle ostilità nel 2025.
Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha affermato nel giugno del 2025: «Su consiglio delle forze di sicurezza abbiamo attivato i “clan” che nella Striscia si oppongono a Hamas. Cosa c’è di male?». In origine, il piano prevedeva di coinvolgere i “clan” palestinesi, un termine che descrive approssimativamente le hamule, le famiglie e le reti familiari che costituiscono la base della società in molti paesi arabi, compresa la Palestina. I capi delle hamule sono noti come mukhtar, figure che rivestono un ruolo centrale all’interno delle comunità.
Negli ultimi tre anni, con il declino di Hamas, i mukhtar hanno acquisito un’importanza crescente. Se prima erano nominati informalmente, ora alcune famiglie li eleggono. I mukhtar sono coinvolti nella risoluzione di dispute familiari e territoriali, nella gestione dei registri comunitari e nella consegna degli aiuti umanitari, occupandosi di ciò che Hamas non riesce più a garantire, in alcuni casi con il diretto consenso del gruppo.
I servizi di sicurezza israeliani hanno tentato di sfruttare questa struttura sociale, proponendo ai mukhtar la collaborazione in cambio di protezione dai bombardamenti. Tuttavia, molti di loro hanno rifiutato e alcuni sono stati assassinati. Secondo un rapporto dell’organizzazione Euro-med, nove membri della famiglia Bakr sono stati uccisi in un bombardamento israeliano il giorno dopo aver rifiutato di collaborare con le forze israeliane.
Il ricercatore Motasem Abuzaid dell’Università di Oxford ha descritto, in uno studio accademico, l’analogia tra gli attuali tentativi israeliani di coinvolgere le famiglie di Gaza e le strategie adottate durante l’occupazione della Cisgiordania dagli anni ’60 agli ’80. In quel periodo, Israele finanziava e armava capi delle campagne per costruire una leadership alternativa all’Organizzazione per la Liberazione della Palestina, con l’obiettivo di contenere la diffusione del nazionalismo palestinese.
Gli sforzi passati e presenti si sono rivelati pressoché fallimentari. Le milizie non sono comandate da figure influenti delle grandi famiglie, ma piuttosto da individui o piccoli gruppi che, per opportunità, hanno deciso di combattere per Israele. Molti di loro hanno precedenti penali o sono collegati agli apparati di sicurezza dell’Autorità Nazionale Palestinese o a gruppi jihadisti.
Secondo fonti militari consultate dal quotidiano israeliano Haaretz, le milizie collaborazioniste aiutano l’esercito a distruggere i tunnel di Hamas, a svolgere omicidi mirati e a forzare l’evacuazione dei civili quando le forze israeliane decidono di operare in un’area specifica. Inoltre, nel caso di droni carichi di contrabbando che possano atterrare nella Striscia, le milizie vengono incoraggiate a recuperare la merce, guadagnando così denaro e riducendo i rischi per i soldati israeliani.
Attualmente, la più grande tra le milizie collaborazioniste è rappresentata dalle Forze Popolari, associate a un preteso «servizio antiterrorismo». Una nota interna delle Nazioni Unite descriveva il loro leader Yasser Abu Shabab come «il principale responsabile del saccheggio sistematico degli aiuti umanitari». Abu Shabab è stato ucciso nel dicembre del 2025.
In un’intervista con lo storico Aymenn Jawad Al Tamimi, un membro delle Forze Popolari ha dichiarato: «Ci coordiniamo con tutti i nostri vicini». Al Tamimi ha condotto interviste con membri delle milizie anti-Hamas, alcuni dei quali hanno scelto di rimanere anonimi. Alcuni di loro hanno descritto la collaborazione in modo vago, mentre altri l’hanno definita esplicita. Un membro delle Forze della Patria Libera ha affermato: «Lavoriamo con Israele per la pace, non c’è alcun genocidio, Israele è lo stato più interessato alla pace».
Ciononostante, il dissenso verso Hamas è palpabile nella Striscia. Se alcuni vedono la collaborazione con Israele come un atto di resistenza, molti palestinesi considerano Hamas come un governo autoritario e violento. Un miliziano ha descritto Hamas come «una milizia mercenaria», attribuendo a essa la responsabilità di tutte le morti nella Striscia.
Non posso credere che si arrivi a questi livelli di disperazione. Le milizie che pretendono di sostituire Hamas, in realtà non fanno altro che sfruttare la situazione. Ma dove sta andando la Palestina? Non si può semplicemente combattere contro un potere con un altro potere…