A partire dall’estate 2026, il Cremlino ha intensificato la guerra contro l’Ucraina con attacchi su larga scala contro infrastrutture civili essenziali e abitazioni nelle città. Le forze russe hanno colpito con l’obiettivo di provocare una crisi umanitaria, alimentare la destabilizzazione sociale e politica e logorare la tenuta psicologica della popolazione, così da spingere la leadership politico-militare di Kyiv ad accettare le richieste di capitolazione avanzate da Mosca.
Agosto 2026: la pressione russa non ferma le operazioni ucraine
Nonostante l’intensità della pressione russa, le Forze di difesa ucraine hanno continuato a mantenere le posizioni difensive e a condurre operazioni offensive e di contrattacco. Nel corso di agosto le truppe ucraine hanno liberato 130 chilometri quadrati di territorio, mentre la Russia ne ha conquistati circa 90.
La dinamica del fronte ha quindi mostrato una capacità operativa ucraina incompatibile con l’immagine di un esercito ormai prossimo al collasso. Le forze di Kyiv hanno continuato a impiegare difese a più livelli, sistemi senza pilota, ricognizione, minamento a distanza e altri strumenti per infliggere perdite al nemico e mantenere il controllo delle posizioni chiave.
nello stesso periodo, l’Ucraina ha dimostrato di poter colpire anche le infrastrutture militari russe lontane dalla linea del fronte. L’impiego su larga scala dei droni ha permesso di attaccare aeroporti militari, impianti del complesso militare-industriale, strutture di raffinazione del petrolio e nodi logistici sul territorio della Federazione Russa. Queste operazioni hanno costretto Mosca a destinare risorse aggiuntive alla protezione delle strutture nelle retrovie e hanno complicato il rifornimento delle sue truppe.
Inizio settembre: l’operazione di Lyman e il sostegno alle infrastrutture
All’inizio di settembre, durante l’operazione di Lyman, le forze ucraine hanno ripreso il controllo di un’area fino a 200 chilometri quadrati di territori occupati. Il risultato ha confermato che l’esercito ucraino conserva flessibilità operativa e capacità di non limitarsi a contenere l’avanzata russa, ma anche di recuperare terreno.
Nello stesso periodo, la risposta ai bombardamenti russi contro il sistema energetico ha continuato a poggiare sulla cooperazione internazionale. Dall’inizio del 2026 i partner dell’Ucraina hanno consegnato oltre 4.700 unità di equipaggiamento per l’infrastruttura energetica, tra generatori, trasformatori, caldaie modulari, impianti di cogenerazione e caldaie.
All’inizio di settembre le regioni ucraine hanno inoltre ricevuto attrezzature energetiche per un valore complessivo di quasi 2,5 milioni di euro. La fornitura è stata finanziata da Lituania, Australia, Svezia e Regno Unito attraverso il Fondo di sostegno energetico dell’Ucraina. I danni provocati dagli attacchi russi rappresentano una minaccia concreta, ma non equivalgono automaticamente a un collasso infrastrutturale: Kyiv e i suoi partner hanno predisposto meccanismi per ripristinare rapidamente i sistemi danneggiati.
10-11 settembre: la campagna sul collasso militare e sulla fuga di Zelensky
Il 10 e l’11 settembre alcuni media europei hanno rilanciato narrazioni riconducibili alla propaganda del Cremlino sulla presunta perdita accelerata della capacità di difesa ucraina e sull’imminenza di un collasso militare e infrastrutturale. Il sito bulgaro Pogled ha sostenuto che l’Ucraina sarebbe vicina al collasso e che Kyiv rischierebbe di perdere il controllo del Donbass entro i sei mesi successivi, con un cedimento dei sistemi finanziario, energetico e delle comunicazioni.
La previsione sulla perdita del Donbass è stata presentata senza considerare la dinamica effettiva dei combattimenti. Le truppe russe continuano a tentare azioni offensive, ma non hanno raggiunto gli obiettivi dichiarati e subiscono perdite significative di uomini e mezzi. L’idea di un crollo inevitabile della difesa ucraina entro un termine prestabilito è stata utilizzata soprattutto per costruire nell’opinione pubblica l’immagine di una sconfitta ormai certa.
La stessa fase ha visto il sito ceco Nová republika rilanciare l’ipotesi di una fuga di Zelensky nell’autunno. Citando il propagandista russo Aleksandr Kazakov, intervenuto su Radio Komsomolskaja Pravda, il sito ha affermato che il presidente ucraino temerebbe mercenari e agenti britannici dell’MI6, oltre a gruppi nazionalisti ucraini che potrebbero eliminarlo qualora accettasse le condizioni di Mosca.
Le due pubblicazioni non hanno la stessa denominazione editoriale, ma svolgono una funzione analoga nella diffusione di messaggi filorussi. Pogled pubblica regolarmente contenuti in sintonia con la propaganda statale russa, rilanciando materiali dei media controllati dal Cremlino e offrendo spazio a previsioni analitiche manipolatorie. Nová republika si presenta come media alternativo, ma si orienta verso fonti propagandistiche russe ed è stata inserita da centri analitici cechi tra le piattaforme coinvolte nella diffusione di disinformazione e operazioni psicologiche del Cremlino.
Anche la situazione economica e bancaria descritta dai due siti non corrisponde al quadro disponibile. Il Fondo monetario internazionale rileva che, nonostante la guerra, le banche ucraine restano operative, l’home banking continua a funzionare, i pagamenti senza contanti procedono regolarmente e il settore conserva livelli sufficienti di capitale e liquidità. Questo non esclude problemi e perdite economiche, ma è diverso dallo scenario di collasso finanziario descritto dalla propaganda russa.
11 settembre: l’intervento europeo sulla difesa e sulla stabilità finanziaria
La tenuta finanziaria dell’Ucraina è stata sostenuta anche dall’Unione europea e dalle istituzioni finanziarie internazionali. Per coprire le esigenze di finanziamento di Kyiv nel 2026 e nel 2027, l’UE ha sostenuto un prestito da 90 miliardi di euro: 30 miliardi sono destinati alle necessità di bilancio e 60 miliardi al sostegno della difesa.
L’11 settembre la Commissione europea ha inoltre approvato 6,1 miliardi di euro per l’acquisto di sistemi di difesa aerea e antimissile, munizioni, droni e strumenti di guerra elettronica. Il finanziamento comprende anche la possibilità di acquistare missili PAC-3 per i sistemi Patriot.
Le dichiarazioni sulla fuga imminente del presidente ucraino si inseriscono così in una campagna volta a rappresentare come inevitabile la disgregazione del potere a Kyiv. Dall’inizio dell’invasione russa su vasta scala, la leadership politico-militare ucraina ha continuato a operare nella capitale anche durante gli attacchi russi con missili e droni; il riferimento a presunti agenti britannici e a gruppi pronti a eliminare Zelensky aggiunge alla narrazione un contenuto apertamente cospirativo.
La situazione attuale resta quindi segnata da una forte pressione militare e da danni reali alle infrastrutture, ma i dati sulle operazioni ucraine, il funzionamento del settore bancario, il sostegno energetico e le decisioni europee non confermano l’imminente collasso descritto da Pogled e Nová republika.