Le nuove indicazioni scolastiche mettono in dubbio il ruolo di Manzoni e dei classici nella formazione degli studenti

25.04.2026 20:15
Le nuove indicazioni scolastiche mettono in dubbio il ruolo di Manzoni e dei classici nella formazione degli studenti

Le nuove Indicazioni per i licei suscitano un acceso dibattito: I promessi sposi non sono più un testo obbligatorio nel biennio, con i docenti che possono scegliere testi “meno complessi dal punto di vista linguistico”, rimandando Manzoni al triennio. Questo implica che il romanzo fondativo della nostra tradizione letteraria diventa flessibile e opzionale, riporta Attuale.

Questa scelta non riorganizza solo il programma scolastico, ma ridisegna la sua gerarchia. La possibilità di sostituire Manzoni indica che il suo studio non è più considerato indispensabile. Tale decisione modifica il senso stesso della scuola, spostando l’attenzione dal compito di accompagnare lo studente verso un testo complesso all’adattamento del testo al livello percepito come accessibile. Un approccio che rischia di diventare un principio consolidato.

La difficoltà come ostacolo da aggirare

La questione in discussione non riguarda la difficoltà intrinseca dei classici: questi sono necessariamente complessi, perché mirano a elevare il linguaggio e il pensiero. La vera sfida si presenta di fronte a tale difficoltà. Se viene vista come un ostacolo da aggirare, allora Manzoni sarà spostato, Dante sarà compresso, e Leopardi sarà relegato a spazi ridotti. Invece, riconoscere la difficoltà come parte del percorso formativo significa considerarla terreno fertile per la crescita.

In aula, si osserva già un fenomeno preoccupante. I promessi sposi spesso non vengono letti nella loro interezza, mentre la Commedia si limita all’Inferno e il resto rimane solo accennato. Perciò, le nuove indicazioni dovrebbero sostenere un orizzonte di ambizioni alte, riconoscendo che, talvolta, sarà difficile da raggiungere. Il rischio è che la difficoltà diventi un criterio di esclusione, mettendo da parte ciò che richiede tempo e profondità, e portando infine a una letteratura più semplice e veloce, ma anche più povera.

Il paradosso è evidente nel resto del programma: nel quarto anno si concentrano Ariosto, Manzoni, Leopardi e una Commedia compressa in due anni. Questo approccio, che sulla carta promette qualità e lettura integrale, nella pratica rende entrambe impraticabili. Non si approfondisce, si sfiora. Non si legge veramente, si seleziona. In tale contesto, i due pilastri – Manzoni e Dante – rischiano di diventare i primi sacrificati, non per una scelta esplicita, ma a causa della combinazione di rinvii e semplificazioni, trasformando una possibilità presente in una prassi futura.

I promessi sposi non sono più un “classico contemporaneo”

Affermare che I promessi sposi non sono più un “classico contemporaneo” rivela una verità inquietante. Un classico non è tale per la sua facilità, ma per la sua capacità di rimanere attuale. Se perdiamo questo criterio, tutto diventa intercambiabile: oggi Manzoni, domani Dante, dopodomani qualsiasi altro testo ritenuto troppo difficile. La verità è che non è Manzoni a essere distante; è la scuola a rischiare di smettere di pretenderlo. Quando non ci si aspetta ciò che ha valore, questo non diventa accessibile, ma semplicemente irrilevante.

Alla fine, il rischio è una rimozione silenziosa e morbida, priva di conflitto e consapevolezza, portando a trascurare il valore di questi testi. Manzoni può aspettare, Dante pure, mentre il significato si svuota. Si rischia di abituarsi a passare oltre con eccessiva leggerezza.

1 Comment

  1. Ma che assurdità! Privare gli studenti di Manzoni e dei classici è come togliere la storia dalla propria vita. La letteratura richiede impegno e sfide, non possiamo sempre cercare la via più facile. Che tristezza vedere un futuro così superficiale…

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