Rivolte in Iran: la determinazione di una nuova generazione di manifestanti
La protesta in Iran sta crescendo, con manifestanti che esprimono sentimenti di rabbia e determinazione, molti dei quali sentono che «sta per accadere qualcosa di grosso», riporta Attuale.
Soren, un pubblicitario di 28 anni proveniente da Rasht, è tra coloro che si preparano a difendersi contro le forze di polizia. Finora ha evitato la violenza, ma ha cominciato a portare un sasso in tasca come segno di preparazione. La sua partecipazione alle proteste è iniziata dopo l’assassinio di Mahsa Jina Amini nel 2022. «Questa rivolta è DIVERSA», afferma Soren, sottolineando la crescente partecipazione di persone più grandi e arrabbiate senza l’uso di social media ma con una profonda rabbia collettiva.
Nel contesto della rivolta, nuovi gruppi sono emersi per difendersi contro la violenza delle Guardie della Repubblica Islamica. Alcuni manifestanti si armando con coltelli e bottiglie molotov, mentre altri costruiscono barricate, come avvenuto recentemente a Shiraz. Ci sono segnalazioni di finanziamenti ricevuti per sostenere questi sforzi, dimostrando che la mobilitazione si sta rafforzando.
Kian, commerciante di Teheran, avverte che l’innalzamento della tensione porterà probabilmente a un aumento del numero di morti. Nella capitale, però, per ora la situazione è più tranquilla, nonostante lo sciopero dei
lavoratori che dura da dodici giorni a causa dell’incapacità di pagare stipendi e costi delle merci.
Nel frattempo, Mina, una studentessa di matematica di Isfahan, osserva che le voci maschili prevalgono nelle manifestazioni, mentre molte donne continuano a marciare nella lotta per «Donna, Vita, Libertà». Nonostante alcune speranze di un intervento esterno, Mina esprime fiducia nel cambiamento culturale che queste proteste hanno innescato nelle famiglie iraniane.
Con le connessioni internet che diventano sempre più instabili, cresce la preoccupazione che il regime degli ayatollah possa spegnere completamente le comunicazioni nelle prossime settimane. Appelli circolano sui social media per non portare i feriti negli ospedali, mentre medici e infermieri clandestini si offrono di curarli in centri segreti.
La mancanza di leadership politica chiara ha dato vita a un movimento di protesta decentralizzato, con slogan che invocano il ritorno dello scià e il sostegno a Reza Pahlavi, segno di una crescente frustrazione verso il regime attuale.