Roma, 28 luglio 2026 – Le spiagge italiane e le loro coste sono sempre più minacciate dalla crisi climatica. Fenomeni meteorologici estremi, come piogge intense, trombe d’aria e mareggiate, stanno accelerando l’erosione dei lidi. Negli ultimi 16 anni, quasi la metà delle località costiere ha subito oltre un migliaio di eventi perturbativi così pesanti da causare danni significativi, riporta Attuale.
Particolarmente allarmante è l’aumento delle burrasche: negli ultimi cinque anni le mareggiate sono cresciute del 550%, mentre le raffiche di vento improvvise hanno visto un incremento dell’80%. Questi dati emergono dall’ultimo report di Legambiente intitolato “Spiagge”. L’analisi fornisce un quadro preoccupante di un’Italia in costante cambiamento.
Eventi meteorologici estremi nel 48% delle località di mare
Il report di Legambiente, realizzato in collaborazione con l’Osservatorio Città Clima, rivela che negli ultimi 16 anni, dal 2010 al 2026, il 48% delle località costiere (308 su 643) ha subito ben 1.073 eventi meteorologici estremi su un totale di 2.778. Tali percentuali evidenziano un costante incremento: fino al 2025, il 45,4% dei comuni costieri era stato colpito con 1.028 eventi, scendendo al 41,2% nel 2024 con 885 eventi, e al 37,3% nel 2023 con 780 eventi. Le allerte più comuni riguardano gli allagamenti dovuti a piogge intense (404), trombe d’aria (286) e mareggiate (107).
Un fattore di allerta è rappresentato dall’aumento delle mareggiate negli ultimi cinque anni (dal 2022 al 2026), che sono aumentate del 550%, e le raffiche di vento, che si sono quasi raddoppiate.
Più colpito il Sud: Puglia e Calabria in vetta
Geograficamente, il Sud d’Italia si è rivelato l’area più vulnerabile negli ultimi 16 anni, con la Sicilia (232 eventi), Puglia (136) e Calabria (104) ai primi tre posti. Seguono Liguria (99), Lazio (88) e Campania (88). Tra le città, Genova guida con 50 eventi, seguita da Bari (44), Palermo (38), Agrigento (35) e Napoli (27).
Il litorale romano, con Ostia e i suoi 12 eventi estremi, occupa l’undicesima posizione, mentre Cesenatico si posiziona al quattordicesimo posto sulla costa dell’Emilia-Romagna.
Spariti 40 milioni di mq di spiagge in mezzo secolo
Secondo Legambiente, negli ultimi cinquant’anni sono scomparsi oltre 40 milioni di metri quadrati di spiagge lungo i litorali italiani. L’associazione evidenzia la mancanza di un piano nazionale per l’adattamento specifico delle coste alla crisi climatica, chiedendo un intervento urgente e il finanziamento del Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici.
Legambiente: “Stop al cemento sulle spiagge”
Legambiente ha identificato due priorità per il Governo, tra cui una legge contro il consumo di suolo e interventi di rinaturalizzazione delle coste, come la ricostituzione delle fasce dunali e delle zone umide, garantendo al contempo il diritto alla libera e gratuita fruizione delle spiagge e fermando la costruzione di cemento nelle aree costiere.
In Europa, paesi come Spagna, Inghilterra e Belgio hanno già implementato strategie efficaci per la gestione delle coste e la protezione dalle inondazioni, come sottolineato da Legambiente.
“I dati del nostro nuovo report – ha dichiarato Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente – indicano l’urgenza di attuare piani di adattamento e strumenti di governance per ridurre il rischio per le persone, le abitazioni e le infrastrutture”.
Cosa fare: dalla posidonia alle concessioni balneari
Il report, con contributi di Sergio Cappucci (Enea) ed Enzo Pranzini (Università di Firenze), sottolinea l’importanza della posidonia come alleato per contrastare l’erosione costiera. Inoltre, si discute delle concessioni balneari e delle gare richieste dalla Direttiva Europea 2006/123/CE.
Legambiente ha sollecitato un lavoro di qualità sui progetti e ha invitato il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ad accelerare la definizione delle Linee Guida per le gare di affidamento delle concessioni balneari.
“Attualmente, il Governo ha scelto una via semplice – conclude l’associazione – prolungando la validità delle concessioni esistenti fino al 30 settembre 2027, con i Comuni obbligati ad avviare le procedure di gara entro il 20 giugno 2027.”