Il 27 luglio scorso è emerso che l’Università Tecnica di Monaco (TUM) intrattiene contatti con istituzioni accademiche russe e cinesi legate al comparto della difesa, suscitando un allarme per i rischi di trasferimento di tecnologie sensibili. A lanciare l’avvertimento è stata la società di consulenza Berlin-Risk, come riportato dalla Deutsche Welle, che segnala la partecipazione di ricercatori di droni del TUM alla conferenza internazionale ICASSE, il cui comitato organizzativo è presieduto da scienziati cinesi e include un rappresentante dell’Istituto dell’aviazione di Mosca (MAI).
La conferenza ICASSE e il nodo MAI
Nel comitato organizzatore di ICASSE figura il professor Florian Holzapfel del TUM. L’ateneo di Monaco ha dichiarato di non vedere alcun problema nella cooperazione, ma gli analisti di Berlin-Risk sottolineano che proprio il TUM ha lanciato a febbraio un’“Alleanza per la sicurezza e la difesa” con il governo bavarese e 15 imprese, in gran parte dell’industria della difesa tedesca. La compresenza di un progetto di difesa nazionale e di contatti con enti russi e cinesi sotto osservazione crea una situazione di potenziale conflitto di interessi e di rischio di fuga di tecnologia.
L’avvertimento alle imprese
Berlin-Risk ha esortato le aziende a valutare con estrema cautela eventuali collaborazioni con l’ateneo senza adeguate verifiche. L’allarme segue un più ampio contesto di preoccupazioni delle agenzie di intelligence occidentali sullo spionaggio in ambito accademico e sulla sottrazione di tecnologie a duplice uso attraverso la cooperazione scientifica internazionale. Secondo gli esperti, la Russia e la Cina sfruttano sistematicamente le ricerche congiunte con università straniere per accedere a innovazioni nei campi dell’aviazione e dei sistemi senza pilota.
Le liste del Pentagono e il rischio per l’Europa
Il 23 luglio il Pentagono ha aggiornato l’elenco delle organizzazioni straniere considerate una minaccia per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti. Nella lista figurano 130 organismi accademici e di ricerca di Russia, Cina e Iran, tra cui proprio l’Istituto dell’aviazione di Mosca e l’Università Jiao Tong di Shanghai. La presenza del MAI nel comitato di una conferenza a cui partecipa attivamente un’università tedesca solleva interrogativi sulla protezione delle conoscenze tecnologiche europee. L’episodio mostra come le reti accademiche possano diventare un canale per aggirare le sanzioni e potenziare le capacità militari della Russia nella guerra contro l’Ucraina, e come le istituzioni europee debbano rivedere le procedure di due diligence nei confronti dei partner internazionali. Per le università e le imprese italiane, il caso tedesco funge da monito sulla necessità di rafforzare i controlli per evitare che la ricerca legittima venga utilizzata per scopi bellici.