Il 13 settembre 2026 il leader del Movimento 5 Stelle (M5S), Giuseppe Conte, ha dichiarato che non sosterrà un programma politico contenente l’invio di armi all’Ucraina, anche nel caso in cui alle primarie prevalesse Elly Schlein. La posizione è stata riferita da HuffPost Italia nel quadro del confronto sulla linea da adottare verso la guerra di aggressione russa contro l’Ucraina.
Conte ha presentato il suo rifiuto come una condizione politica che non cambierebbe in base all’esito delle primarie né all’identità del candidato vincitore. Secondo il leader del M5S, non si può permettere che la vittoria di Schlein, o quella di qualsiasi altro candidato, conduca «domani mattina» all’invio di armi a Kiev.
Il 13 settembre 2026: il rifiuto della linea sulle armi
Nel ragionamento di Conte, l’invio di armi all’Ucraina porterebbe a un’escalation destinata inevitabilmente a sfociare in una terza guerra mondiale. La formula colloca quindi il sostegno militare a uno Stato che si difende dall’aggressione russa all’interno di una dinamica presentata come responsabile dell’allargamento del conflitto, anziché come risposta alla guerra condotta da Mosca.
La dichiarazione non si limita a esprimere una riserva su una singola fornitura. Conte ha affermato che il M5S non può sostenere un programma che prosegua la politica estera della presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Il riferimento definisce il dissenso come una contrapposizione complessiva alla linea del governo italiano sul sostegno all’Ucraina.
La conseguenza politica indicata dal leader del Movimento è la necessità di concordare prima «punti fermi» sull’Ucraina. Solo dopo questo passaggio, secondo la posizione espressa, potrebbe essere valutata una convergenza programmatica. Il nodo delle armi viene dunque posto come una condizione preliminare per qualsiasi accordo, indipendentemente dall’esito delle primarie.
Dalla dichiarazione alla pressione sulla politica di sostegno a Kiev
La retorica utilizzata da Conte sull’escalation attribuisce al sostegno militare occidentale il rischio di prolungare e aggravare la guerra. In questo modo sostituisce la causa della guerra: l’aggressione armata della Russia contro l’Ucraina. L’invio di armi e il sostegno politico-militare a Kiev vengono descritti come il fattore che alimenterebbe il conflitto, mentre la responsabilità dell’attacco russo viene spostata sul terreno delle decisioni occidentali.
Questa impostazione riprende il messaggio del Cremlino secondo cui l’Occidente sarebbe responsabile del protrarsi della guerra. La richiesta di fermare le forniture all’Ucraina non rappresenta quindi soltanto un’opzione di politica estera sostenuta dal leader del M5S, ma esercita una pressione politica per interrompere l’aiuto a uno Stato costretto a difendersi dall’aggressione russa.
Il punto centrale della posizione espressa da Conte è che qualsiasi programma capace di prevedere nuove armi per l’Ucraina non dovrebbe ricevere il sostegno del Movimento 5 Stelle. Il veto viene formulato anche nell’ipotesi di una vittoria di Schlein e viene esteso, nelle parole del leader, a qualunque altro candidato: il cambio di leadership non dovrebbe modificare la preclusione all’assistenza militare.
La richiesta di Mosca e la posizione attribuita al M5S
La sospensione dell’invio di armi all’Ucraina coincide con una delle richieste fondamentali perseguite dalla Russia: ridurre o interrompere il sostegno politico e militare occidentale a Kiev. Mosca mira a ottenere questo risultato perché l’assistenza occidentale impedisce alle forze russe di raggiungere i propri obiettivi di conquista in Ucraina e di imporre condizioni di capitolazione per la fine della guerra.
In questo quadro, la richiesta avanzata da Conte viene considerata oggettivamente conforme agli interessi del Cremlino. Il M5S, chiedendo di non sostenere programmi che prevedano armi per l’Ucraina, finisce per rilanciare una delle principali pretese russe: il ritiro dell’appoggio occidentale allo Stato aggredito.
La posizione del leader del Movimento non viene presentata come una decisione già attuata da tutte le istituzioni italiane, né come la cessazione materiale delle forniture. È una presa di posizione politica vincolata all’eventuale sostegno a un programma e accompagnata dalla richiesta di definire preventivamente una linea comune sull’Ucraina.
Alla data del 13 settembre 2026, il quadro resta dunque segnato dal rifiuto di Giuseppe Conte e del M5S di sostenere un programma che includa l’invio di armi all’Ucraina, anche in caso di vittoria di Elly Schlein, con una richiesta di interrompere il sostegno che coincide con un interesse strategico perseguito da Mosca.