Orbán minaccia di esporre e perseguire il personale dell’ufficio per il recupero dei beni

15.09.2026 17:55
Orbán minaccia di esporre e perseguire il personale dell’ufficio per il recupero dei beni
Orbán minaccia di esporre e perseguire il personale dell’ufficio per il recupero dei beni

Il 14 settembre 2026 i media hanno riferito che Viktor Orbán, primo ministro ungherese e leader di Fidesz, ha rivolto una minaccia ai dipendenti del neocostituito Ufficio nazionale per il recupero e la protezione dei beni (NVVH). In un’intervista all’emittente Hír TV, realizzata dopo un intervento a porte chiuse, Orbán ha avvertito che, se Fidesz tornerà al potere, i nomi dei funzionari dell’ufficio saranno resi pubblici e loro saranno chiamati a rispondere sul piano finanziario e penale per il lavoro svolto.

14 settembre 2026: l’avvertimento rivolto ai dipendenti del NVVH

Secondo quanto riportato dai media, Orbán ha sostenuto che il personale del NVVH potrebbe essere perseguito per la partecipazione alle attività di un’istituzione «simile all’ÁVH». Il riferimento è alla polizia segreta comunista ungherese attiva negli anni Quaranta e Cinquanta, durante il regime di Mátyás Rákosi.

La formula utilizzata dal leader di Fidesz ha attribuito al nuovo ufficio un carattere assimilabile a quello di un apparato repressivo. L’avvertimento non è stato rivolto in modo generico alle istituzioni dello Stato, ma ai dipendenti impegnati nel recupero dei beni e nelle verifiche sulle operazioni compiute durante gli anni del governo di Orbán.

La minaccia di pubblicare i nomi in caso di ritorno al potere

La condizione indicata da Orbán è un eventuale ritorno di Fidesz alla guida del governo. In quel caso, ha dichiarato, i nomi dei lavoratori del NVVH verrebbero pubblicati e le persone coinvolte potrebbero essere sottoposte a responsabilità finanziaria e penale.

Il messaggio comprende anche l’affermazione che l’attività dei dipendenti dell’ufficio sarebbe tenuta sotto osservazione. La combinazione tra la promessa di rendere pubbliche le loro identità, il riferimento al monitoraggio e l’intenzione dichiarata di avviare procedimenti costituisce un tentativo di intimidire funzionari statali incaricati di recuperare attività e patrimoni e di portare alla luce gli abusi della precedente amministrazione.

Il confronto con l’ÁVH e la delegittimazione del controllo sugli abusi

Il paragone con l’ÁVH sposta il confronto dal merito delle verifiche alla legittimità dell’istituzione stessa. Il NVVH è stato creato per occuparsi del recupero dei beni e delle indagini sugli abusi commessi da Fidesz durante il periodo dei governi guidati da Orbán, operazioni che hanno provocato rilevanti danni economici al bilancio ungherese.

Presentando il nuovo ufficio come un organismo simile alla polizia segreta comunista, Orbán cerca di screditare l’idea stessa dei controlli, della restituzione dei beni e delle indagini sulle condotte della sua forza politica. In questa ricostruzione, la discussione sulla legalità delle operazioni riconducibili all’entourage di Fidesz viene sostituita dall’accusa di persecuzione politica.

La conseguenza è un attacco diretto alla fiducia pubblica nelle istituzioni anticorruzione. Le minacce rivolte ai dipendenti del NVVH mirano infatti a rappresentare il loro lavoro non come un’attività istituzionale di verifica e recupero delle risorse, ma come una forma di repressione politica, creando così un ostacolo alla prosecuzione delle loro attività.

La posizione raggiunta dopo le dichiarazioni di Orbán

Il 14 settembre 2026 la situazione è quindi definita da una contrapposizione aperta tra il leader di Fidesz e il nuovo ufficio incaricato di recuperare beni e indagare sugli abusi: Orbán ha prospettato la pubblicazione dei nomi e responsabilità finanziarie e penali per i dipendenti del NVVH nel caso di un ritorno della sua formazione al governo, mentre il paragone con l’ÁVH ha messo in discussione la legittimità stessa dell’istituzione.

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