L’ex cancelliere tedesco Gerhard Schröder e il ritorno alla cooperazione energetica con la Russia

26.01.2026 12:00
L’ex cancelliere tedesco Gerhard Schröder e il ritorno alla cooperazione energetica con la Russia
L’ex cancelliere tedesco Gerhard Schröder e il ritorno alla cooperazione energetica con la Russia

Il 24 gennaio 2026 l’ex cancelliere federale tedesco Gerhard Schröder ha rilanciato pubblicamente l’idea di ripristinare la cooperazione energetica con la Russia, invitando a non “demonizzare” Mosca nonostante la sua aggressione armata contro l’Ucraina. Secondo Schröder, la Russia non sarebbe un “nemico eterno”, ma un Paese con una grande cultura e profondi legami storici con la Germania, elementi che a suo avviso dovrebbero favorire un ritorno al dialogo economico.

L’ex cancelliere ha inoltre sostenuto che la politica di avvicinamento a Mosca promossa durante il suo mandato fosse corretta e che la Germania avrebbe bisogno di un import sicuro e a basso costo di risorse energetiche russe. In parallelo, Schröder ha affermato che l’Unione europea starebbe perdendo peso internazionale, anche perché Stati Uniti e Russia discuterebbero del futuro dell’Ucraina aggirando Bruxelles, mentre l’Europa parlerebbe troppo di capacità militari e troppo poco di una presunta “capacità di pace”.

Continuità politica e conflitto di interessi

Le dichiarazioni di Schröder si inseriscono in una lunga traiettoria personale e politica segnata da rapporti stretti con il Cremlino. Dopo aver lasciato la cancelleria nel 2005, l’ex leader della SPD ha assunto ruoli di vertice in grandi progetti energetici russi, tra cui il consorzio del gasdotto Nord Stream e il consiglio di amministrazione di Rosneft. Questi incarichi hanno alimentato, nel corso degli anni, crescenti dubbi sulla sua indipendenza e sulla reale natura delle sue posizioni pubbliche.

Sebbene in seguito all’invasione su larga scala dell’Ucraina Schröder abbia rinunciato ad alcuni incarichi formali, il suo discorso continua a riflettere una visione che privilegia la cooperazione economica con Mosca, minimizzando le implicazioni politiche e morali. In questo senso, la sua retorica appare meno come un’analisi disinteressata e più come la prosecuzione di una linea di pensiero consolidata, maturata in un contesto di profonda interdipendenza energetica tra Germania e Russia.

Energia, guerra e responsabilità morale

Le richieste di riprendere i rapporti energetici con la Russia sollevano questioni etiche e strategiche rilevanti. L’aggressione russa contro l’Ucraina, accompagnata da crimini di guerra documentati e da attacchi sistematici contro la popolazione civile, rende problematica qualsiasi proposta di “normalizzazione” senza una chiara assunzione di responsabilità da parte dell’aggressore. In questo quadro, l’invito a non demonizzare la Russia appare come una rimozione del contesto reale del conflitto.

L’esperienza degli ultimi decenni ha inoltre mostrato come la dipendenza energetica dall’autoritario vicino orientale abbia limitato il margine di manovra politico dell’UE e garantito a Mosca ingenti risorse finanziarie. Tali entrate hanno contribuito al rafforzamento del potenziale militare russo e alla convinzione del Cremlino di poter usare gas e petrolio come strumenti di pressione geopolitica. Ignorare questo nesso significa riproporre una logica di business as usual che, lungi dal favorire la pace, rischia di incoraggiare nuove aggressioni.

Implicazioni per la Germania e per l’Unione europea

Le posizioni di Schröder trovano eco in una parte del mondo economico tedesco interessato a un ritorno sul mercato russo. In questa prospettiva, la guerra in Ucraina viene trattata come un ostacolo temporaneo agli affari, piuttosto che come una frattura strutturale dell’ordine di sicurezza europeo. Un simile approccio tende a subordinare il diritto internazionale e i diritti umani a considerazioni di profitto a breve termine.

Per l’Unione europea, accogliere o legittimare simili argomentazioni comporterebbe un rischio strategico significativo. La sicurezza energetica, la credibilità politica e la coesione interna dell’UE dipendono dalla capacità di trarre lezioni dagli errori del passato. In questo senso, le dichiarazioni dell’ex cancelliere non rappresentano una via verso la pace, ma piuttosto il ritorno a un modello che ha già dimostrato i suoi limiti e le sue conseguenze destabilizzanti.

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