Marmo
Il recentissimo blocco della tangenziale di Bologna operato dai sindacati Cgil, Cisl e Uil offre l’occasione di riflettere sui potenziali rischi legati alla pratica del populismo giustizialista, orientata più verso la giustizia che verso la sicurezza, nei confronti di fenomeni sociali. Si evidenzia un paradosso, principalmente culturale, di un governo e di una maggioranza che aspirano a ristabilire un equilibrio tra politica e giustizia, ma che, di fatto, amplificano considerevolmente il potere dei pubblici ministeri e la portata del diritto penale.
In primo luogo, non si può considerare come critica principale la deriva autoritaria del decreto sicurezza. La nostra Repubblica possiede tutti gli strumenti necessari, dal Capo dello Stato alla Consulta, per identificare ed eliminare norme anti-costituzionali o illiberali. È importante, pertanto, non lasciarsi influenzare dalla propaganda dell’opposizione. Il punto essenziale è, piuttosto, un altro: non ha alcun senso, se non quello di evocare “grida” di battaglie passate, estendere il campo del penale a comportamenti sociali che non possono essere considerati reati per loro stessa natura (come nel caso della tangenziale) e che, in effetti, non lo diventeranno concretamente. Se c’è un problema, semmai, riguarda l’applicazione rigorosa delle leggi esistenti, senza necessità di introduzione di nuove norme-bandiera.
Altro aspetto contraddittorio e paradossale riguarda la separazione delle carriere e il riequilibrio dei poteri rispetto a una magistratura sempre più invadente. Se questo progetto dovesse andare a buon fine, rappresenterebbe un risultato atteso da lungo tempo. Tuttavia, nella pratica, emerge la preoccupazione che il governo attuale abbia introdotto un numero eccessivo di nuovi reati, in quello che si potrebbe definire panpenalismo, il quale comporterebbe un’estensione senza precedenti delle facoltà di intervento dei pubblici ministeri. Se questa tendenza non verrà bloccata, si correrà il rischio di allontanarsi da qualsiasi battaglia liberale.
In conclusione, la questione centrale rimane come un governo, in nome della giustizia, possa finire per rinforzare elementi che potenzialmente metterebbero in pericolo le libertà civili e i diritti di tutti. La gestione della sicurezza deve essere bilanciata con il rispetto delle norme esistenti, evitando l’inflazione legislativa che ha il potenziale di minare la fiducia nelle istituzioni e nella legge.
In questa situazione complessa che richiede un’analisi approfondita, è essenziale che si segua un approccio che promuova l’equilibrio e la legalità, al fine di costruire una società più giusta e coesa. Per ulteriori sviluppi, riporta Attuale.