La responsabilità dell’Iran nel conflitto
Per gli israeliani, l’Iran rappresenta un elemento cruciale in relazione al conflitto con i palestinesi. Dagli anni Ottanta e Novanta, Israele ha vissuto momenti di grande speranza, come gli accordi di pace di Oslo, seguiti da eventi tragici come l’assassinio di Yitzhak Rabin. Tuttavia, una serie di attentati suicidi perpetrati da Hamas minò la fiducia degli israeliani nei processi di pace. Questo contesto ha nuovamente alimentato l’opinione pubblica contro l’Iran, che è stato accusato di fornire supporto a Hamas. Shimon Peres, ex presidente israeliano, in particolare, ha sempre attribuito la responsabilità degli insuccessi a Teheran, evidenziando la sua influenza destabilizzante sulla regione, riporta Attuale.
Obiettivi della campagna militare
Recenti azioni militari da parte di Israele mirano a neutralizzare la leadership iraniana, con attacchi contro la sede dei servizi segreti del paese. Questi attacchi si estendono dall’area mediterranea fino all’Asia orientale. L’operazione include anche il messaggio diretto di Netanyahu, in lingua farsi, indirizzato al popolo iraniano, segnando un tentativo senza precedenti di influenzare il cambiamento di regime a Teheran.
Pianificazione post-conflitto
Le strategie adottate da Washington e Gerusalemme indicano un attento approccio alla pianificazione post-conflitto. L’amministrazione americana si prepara a possibili transizioni politiche in Iran, discutendo candidati per guidare il paese dopo Khamenei. Le operazioni militari sono considerate solo una parte di un piano più ampio, volto a creare un’opportunità per un cambiamento sistemico in Iran.
L’importanza delle infrastrutture energetiche
I leader occidentali stanno discutendo l’idea di colpire le infrastrutture petrolifere e del gas dell’Iran. Tale azione sarebbe percepita come un segnale forte per Teheran circa la vulnerabilità del regime. Senza le entrate energetiche, l’Iran potrebbe trovarsi in una posizione insostenibile, costringendolo a riformare il suo sistema politico o affrontare una crisi esistenziale. La preferenza per un cambiamento radicale è condivisa tra i governi occidentali, ma il successo di queste operazioni resta incerto.
*Nadav Eyal è un giornalista, vincitore del Sokolov Award, il premio Pulitzer israeliano. In Italia il suo libro «Revolt, la ribellione nel mondo contro la globalizzazione» è stato pubblicato da La Nave di Teseo. Eyal è Senior Scholar and adjunct professor alla Columbia University’s School of International and Public Affairs (SIPA)
(traduzione di Rita Baldassarre)