L’Italia invia armi obsolete all’Ucraina a costo zero, senza critiche in Parlamento

15.01.2026 16:25
L'Italia invia armi obsolete all'Ucraina a costo zero, senza critiche in Parlamento

Alla Camera è calato il silenzio sulla questione dei fondi destinati alle armi sottratti alla sanità, in un acceso dibattito che si è svolto il 15 gennaio. La cessione di mezzi e armamenti militari all’Ucraina, esaminata durante le comunicazioni del ministro della Difesa Guido Crosetto, ha visto una netta inversione rispetto alle polemiche precedenti, riportando nuovamente l’attenzione sulla questione dei finanziamenti pubblici. Nessuno ha contestato la scelta di inviare aiuti militari al governo di Volodymyr Zelensky, riporta Attuale.

Il deputato Benedetto Della Vedova di Più Europa ha esposto la questione opposta, affermando che l’Italia ha investito meno rispetto ad altri grandi Paesi europei nel supporto all’Ucraina, con meno di 3 miliardi spesi fino ad oggi. Ha inoltre sottolineato che questa somma è inferiore a quanto i contribuenti italiani pagheranno per anticipare le pensioni nei prossimi tre anni. Anche Marco Pellegrini del Movimento 5 Stelle ha minimizzato la situazione, affermando che i soldi degli italiani sono stati scommessi, cosa meno grave rispetto al rischio sostenuto per la vita degli ucraini.

La rivelazione della Perrotta: «Nessun costo per le armi»

La proroga di cui si discute è legata al nuovo decreto-legge Ucraina, approvato lo scorso 31 dicembre 2025. Secondo la relazione tecnica, l’invio di armi a Zelensky sarà a costo zero per le finanze pubbliche italiane. La ragioniera generale dello Stato Daria Perrotta ha chiarito che i materiali e mezzi oggetto di cessione sono già in possesso del Ministero della Difesa e non richiederanno reintegrazione.

Nel dettaglio, Perrotta ha dichiarato: «In particolare, tenuto conto che i materiali e mezzi oggetto di cessione, che non sarà necessario reintegrare, sono già nelle disponibilità del Ministero della Difesa, eventuali oneri saranno coperti con le risorse disponibili a legislazione vigente». Per le cessioni di materiale civile, queste avverranno secondo le modalità previste dalla legge, nei limiti delle risorse già allocate.

Quegli armamenti «non devono essere reintegrati» perché obsoleti e non più in uso

Il passaggio cruciale nella comunicazione di Perrotta è che «non sarà necessario reintegrare» le armi destinate all’Ucraina. Questa formula non si sarebbe applicata se si trattasse di un acquisto di armi da un altro Paese, lasciando quindi intendere che l’Italia non affronterà spese iniziali per un rimborso successivo. È importante notare che gli armamenti trasferiti saranno considerati obsoleti e parte di un piano di dismissione, escludendo quelli ancora in uso dalla Difesa italiana.

Si auspica che le armi inviate a Ucraina siano funzionanti, anche se datate, in quanto non fanno più parte delle dotazioni attuali e sarebbero altrimenti destinate alla dismissione.

1 Comment

  1. Ma dai, è incredibile pensare che una cosa del genere possa passare senza troppe critiche. È tutta una questione di soldi e di come vengono spesi! In Italia si taglia sulla sanità, ma per le armi si trovano sempre fondi… che strano! Poi dicono che non c’è crisi!

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