Scadenza del mandato della missione MINURSO nel Sahara Occidentale
Il mandato della missione di pace MINURSO, attiva da 35 anni nel Sahara Occidentale, è scaduto a causa dell’impossibilità del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite di raggiungere un accordo sul suo rinnovo. Questo territorio conteso tra il Marocco e il Fronte Polisario ha visto crescere l’importanza dei suoi rapporti con vari paesi occidentali, riporta Attuale.
La missione non è ancora ritirata, ma è entrata in una fase di liquidazione, con un organico ridotto a 155 soldati che supervisioneranno le operazioni di ritorno delle forze all’origine. Tra le responsabilità di MINURSO vi era il mantenimento di un cessate il fuoco che è formalmente in vigore dal 1991 e la sorveglianza della zona cuscinetto tra le due forze, divise da un lunghissimo muro.
Analisti avvertono della possibilità di riaccensione dei conflitti con il Fronte Polisario, il quale ha abbandonato l’accordo di cessate il fuoco nel 2020, intensificando gli attacchi sporadici contro l’esercito marocchino, sostenuto dall’Algeria. Oggi, il Marocco controlla l’80% del territorio, ereditato dalla colonizzazione spagnola.
Il Consiglio di Sicurezza dell’ONU non è riuscito a estendere il mandato di MINURSO a causa di un veto russo su una proposta statunitense. Gli Stati Uniti avevano suggerito di modificare il mandato escludendo l’indizione di un referendum sul futuro governo della regione, un evento che non si è mai realizzato, nonostante fosse parte della missione originale.
La proposta americana avrebbe formalizzato lo status quo a favore del Marocco, consolidando il suo dominio. Il Marocco, infatti, esercita da anni pressioni per giungere a questa condizione, investendo in vari approcci diplomatici con i paesi occidentali. Nel 2020, gli Stati Uniti furono i primi a riconoscere ufficialmente la sovranità marocchina su quest’area, in cambio delle concessioni marocchine negli Accordi di Abramo con Israele.
Oltre a manovre diplomatiche, il Marocco ha applicato pressioni dirette, come evidenziato dalla crisi migratoria a Ceuta, quando decine di migliaia di migranti hanno raggiunto l’exclave spagnola. Poco prima, il parlamento spagnolo aveva presentato un progetto di legge che garantiva la cittadinanza al popolo saharawi.
Negli ultimi anni, la prospettiva di un referendum sull’autodeterminazione appare distante. Nel 2025, il Consiglio di Sicurezza ha sostenuto il piano marocchino di incorporare il Sahara Occidentale, riconoscendogli uno status di autonomia interna.
La Russia ha proposto di rinnovare il mandato nel suo formato originale, ma ciò non ha ottenuto sufficiente supporto, portando così alla scadenza del mandato. Sebbene non riconosca la sovranità del Fronte Polisario, la Russia mantiene buone relazioni con l’Algeria, e il veto posto potrebbe essere stato un gesto per opporsi agli Stati Uniti o per avvantaggiare Algeri, a cui fornisce armi.
In una recente dichiarazione, un portavoce del segretario generale dell’ONU António Guterres ha affermato che l’assenza di peacekeeping non influirà sul diritto all’autodeterminazione dei sahrawi e ha espresso preoccupazioni per una potenziale escalation delle ostilità.
Il governo marocchino ha accolto con favore la conclusione della missione, promettendo il rispetto del cessate il fuoco. Alcuni parlamentari hanno descritto la situazione come “un regalo del cielo”, denunciando la fine della vigilanza delle Nazioni Unite, mentre sui social media ha prevalso una retorica nazionalista, suggerendo una possibile annessione definitiva del territorio.