Il vicesegretario della Lega, Roberto Vannacci, ha criticato pubblicamente il manifesto politico di Luca Zaia, ex governatore del Veneto, dichiarando: «Luca Zaia non è il mio riferimento». In un’intervista rilasciata all’Ansa, Vannacci ha affermato di aver letto il manifesto in modo «molto superficiale», sottolineando che Zaia «non è il mio benchmark». Il manifesto, pubblicato da il Foglio il 5 gennaio 2026, delinea cinque punti fondamentali per il futuro del centrodestra: autonomia, politica estera, sicurezza, diritti e un approccio liberale, affermando che «la destra vincente è liberale, quella liberticida perde», riporta Attuale.
Il manifesto politico di Zaia
Nel manifesto, Zaia descrive l’Italia come «il Paese più bello del mondo», sottolineando che «siamo davanti a una stagione unica». Secondo lui, il governo attuale è stabile, con un standing internazionale rafforzato e indicatori economici migliorati nonostante le difficoltà globali, tra cui il conflitto in corso in Venezuela. Il politico afferma che il centrodestra ha oggi la responsabilità storica di dimostrare di essere una forza di governo in grado di leggere il presente per cantierare il futuro per le generazioni future.
I 5 punti cardine: dall’autonomia alla politica estera, fino alla sicurezza
Zaia inizia il suo discorso affrontando il tema dell’autonomia, definendo quest’ultima «non una concessione né un capriccio identitario», ma un diritto previsto dalla Costituzione del 1948. Sottolinea che il vero problema è il modello centralista che ha dominato fino ad oggi, evidenziando la significatività di una realizzazione autonoma: «Credo che l’autonomia sia, prima di tutto, assunzione di responsabilità». Critica anche la questione settentrionale riguardo le disparità fiscali tra le regioni.
Per quanto riguarda la politica estera, Zaia concepisce l’Italia come una potenza di equilibrio globale, sostenendo che gli italiani all’estero rappresentano un’opportunità unica. Dichiarando che «la stabilità politica restituisce credibilità», il manifesto invita l’Italia a giocare un ruolo più importante sulla scena internazionale. Egli prosegue parlando della sicurezza e dell’ordine pubblico: «Il rispetto delle regole non è né di destra né di sinistra», ma essenziale per la convivenza civile, con un focus sul miglioramento delle statistiche carcerarie e non sulla militarizzazione della sicurezza.
I giovani, il fine vita e i diritti civili
Zaia si concentra poi sui giovani, definendoli «la vera infrastruttura nazionale». A suo avviso, l’Italia deve diventare un Paese youth friendly, implementando politiche riguardanti abitazione, lavoro e formazione per attrarre giovani da tutto il mondo e rispondere ai bisogni dell’attuale generazione. Conclude parlando della necessità di una «destra liberale» e afferma che «i temi etici, civili, del fine vita non possono essere tabù ideologici». Secondo lui, la destra di oggi non è quella di 50 anni fa e le questioni legate ai diritti civili richiedono una maggiore apertura nelle discussioni politiche.