Crisi di governo in Francia: le opzioni di Macron si riducono
Il presidente Emmanuel Macron dovrebbe annunciare oggi le azioni per affrontare l’ultima crisi del suo governo in Francia. Le strade a sua disposizione includono la nomina di un nuovo primo ministro, il sesto in poco più di un anno; la convocazione di nuove elezioni legislative, a meno di un anno e mezzo dalle ultime; oppure le dimissioni, opzione che ha escluso fino ad ora. La situazione per Macron è complicata, con ogni giorno che passa che lo vede sempre più isolato: anche i suoi fronti più vicini, inclusi ex primi ministri, iniziano a prendere le distanze da lui, riporta Attuale.
Martedì, l’ex primo ministro Edouard Philippe, centrista al governo dal 2017 al 2020, ha dichiarato che Macron dovrebbe considerare le dimissioni anticipate dopo l’approvazione della legge di bilancio. Le richieste di dimissioni da parte delle opposizioni di destra e di sinistra sono ormai diffuse, ma nessun esponente del suo partito le ha mai incluse tra le possibili opzioni.
Philippe, ex membro del partito conservatore I Repubblicani e fondatore nel 2021 di un nuovo partito chiamato Horizons, non è l’unico alleato a prendere le distanze. Lunedì, Gabriel Attal, ex primo ministro e attuale leader del partito di Macron, Renaissance, ha dichiarato di “non capire più” il presidente, mentre l’altra ex prima ministra, Élisabeth Borne, gli ha suggerito di “ascoltare e cambiare”, in riferimento a una possibile sospensione della contestata riforma delle pensioni, approvata nel 2023 fra enormi proteste.
Lunedì, le dimissioni del primo ministro francese Sébastien Lecornu, annunciate poche ore dopo la formazione del suo nuovo governo, hanno aggravato ulteriormente una crisi già in corso, complicata dalle stesse decisioni di Macron.
Nella primavera del 2024, a fronte della frammentazione del parlamento, Macron aveva convocato nuove elezioni, ma la situazione si è ulteriormente deteriorata. Attualmente, l’Assemblea Nazionale è divisa in tre schieramenti: il centro, che include i partiti fedeli al presidente; i partiti di sinistra, tra cui Socialisti, Verdi e France Insoumise; e l’estrema destra, rappresentata dal Rassemblement National (RN).
Dalla chiamata a nuove elezioni, Macron ha già nominato tre diversi primi ministri centristi, ognuno dei quali ha guidato governi di minoranza deboli, con il governo di Lecornu che non è praticamente mai decollato. Ora sembra essersi esaurito il bacino di alleati politici a cui possa affidare il governo. Ogni opzione rimasta presenta notevoli complessità. Le nuove elezioni legislative potrebbero solo aumentare il consenso e i seggi delle opposizioni, in particolare quella di destra, portando a un parlamento privo di una chiara maggioranza.
Un’altra possibilità è quella di dare l’incarico di formare il governo a un esponente della sinistra, un Socialista, che guiderebbe un governo di minoranza in cerca di sostegno dai centristi, e che probabilmente inizierà il proprio mandato annullando o sospendendo la riforma delle pensioni introdotta nel 2023.