La lotta di una madre per il figlio in attesa di un trapianto di cuore a Napoli
Napoli, 14 febbraio 2026 – La signora Patrizia continua la sua frenetica routine quotidiana per visitare il figlio, attaccato a una macchina per la vita da oltre 50 giorni, dopo il fallimento di un trapianto di cuore. “Sì, ci vado tutti i giorni. Prendo l’autobus da Nola e ogni pomeriggio, alle 16, sto davanti alla Terapia intensiva del Monaldi”, riporta Attuale.
Il marito di Patrizia la accompagna solo quando non è al lavoro come muratore, mentre lei, in quanto casalinga, si occupa degli altri due figli, Antony e Giovanna. “Siamo una famiglia semplice”, aggiunge.
In un momento di grande angoscia, Patrizia ha incontrato il cardinale di Napoli, Mimmo Battaglia, che l’ha confortata. “Mi ha incoraggiato e mi ha confortato. È una cosa che mi ha fatto bene al cuore”, racconta Patrizia. Nonostante la mancanza di supporto da altre personalità, ha ricevuto una nota dal ministro della Salute, Orazio Schillaci, assicurandole che suo figlio è il primo nella lista per ricevere un nuovo cuore.
Tommaso, un nome di fantasia, è attaccato a una macchina dopo un trapianto di cuore fallito. Patrizia ha chiesto un parere al Bambin Gesù di Roma per verificare la possibilità di un nuovo trapianto, ma, secondo informazioni informali, l’ospedale avrebbe ritenuto Tommaso non trapiantabile. “La direzione del Monaldi, invece, ci assicura che Tommaso può essere trapiantato”, afferma Patrizia con determinazione.
Il chirurgo coinvolto nel caso è tra gli indagati, ma i genitori continuano a riporre fiducia nell’équipe del Monaldi, che ha dichiarato che l’operazione precedente era stata un successo dal punto di vista dell’impianto.
La vicenda ha attirato l’attenzione delle autorità locali; il ministro Schillaci e il governatore della Campania stanno inviando ispettori per fare luce sull’accaduto. Patrizia riceve molti messaggi di sostegno, ma rimane concentrata sul benessere di Tommaso, sottolineando che il tempo è inesorabile.
La madre ricorda il momento in cui ha saputo del fallimento dell’operazione: “Mi hanno chiamato e mi hanno detto che il cuoricino non partiva. Sono stati momenti devastanti.” Nonostante tutto, continua a combattere per il suo bambino, consapevole dei possibili danni irreversibili, avendo ricevuto notizie allarmanti dalla TAC effettuata cinque giorni fa. “Ma nonostante questo io non mollo, non mollerò mai”, conclude con fermezza.
Patrizia esprime anche il desiderio di incontrare la famiglia del donatore, sperando di condividere il percorso doloroso che ha attraversato. “No, ma mi piacerebbe incontrarla”, afferma, riflettendo sull’enorme sacrificio e sulle circostanze che stanno segnando la vita della sua famiglia.