Il capo della procura di Napoli smonta le accuse piovute anche dal governo sulle sue dichiarazioni: «Lettura in malafede», riporta Attuale.
Nicola Gratteri respinge al mittente le accuse di aver criminalizzato milioni di elettori. Dopo giorni di polemiche politiche innescate da una clip della sua intervista al Corriere della Calabria, il magistrato ha cercato di chiarire il senso delle sue affermazioni durante un convegno a Novellara, sottolineando quella che definisce una lettura in malafede delle sue parole. La frase controversa riguardava il voto relativo alla riforma, secondo cui «per il No voteranno le persone per bene e per il Sì gli indagati e la massoneria deviata», suscitando forti reazioni da parte dei vertici dello Stato e del governo.
La spiegazione di Gratteri
La difesa del magistrato verte sul contesto delle sue dichiarazioni. Gratteri ha chiarito che il ragionamento era inserito in una riflessione più ampia sulla criminalità organizzata in Calabria e sui centri di potere che la sua Procura ha combattuto per anni. Secondo lui, affermare che i mafiosi o i massoni deviati voteranno a favore della riforma non implica che tutti coloro che sceglieranno il Sì appartengano a quelle categorie. «Ho fatto un’intervista ad ampio spettro e in quella parte stavamo parlando della Calabria, della ‘ndrangheta, della massoneria deviata e del lavoro svolto nei sette anni della mia permanenza come procuratore di Catanzaro», ha spiegato Gratteri. «Se dico che i mafiosi, i massoni deviati votano Sì, non sto dicendo che chi vota Sì è mafioso. È molto semplice. Chi ha attaccato, secondo me, è chi non ha argomenti», ha aggiunto. Gratteri ha dunque sottolineato che, ora, sarà necessario andare a votare poiché ci sarà un referendum.
Lo scontro politico
Le affermazioni del magistrato sulla massoneria hanno generato vivaci reazioni politiche. Il presidente del Senato, Ignazio La Russa, ha definito le sue dichiarazioni come una «grave dichiarazione che offende milioni di cittadini», mentre il vicepremier Matteo Salvini ha persino ipotizzato la possibilità di una denuncia. Gratteri ha voluto prendere le distanze sia da chi strumentalizza le sue parole sia da chi cerca di inserirlo in uno schieramento politico. Pur esprimendo una netta opposizione alla riforma della giustizia proposta dal governo, il magistrato ha affermato di non voler essere etichettato. «Sarebbe forse io di sinistra perché penso sia giusto votare no? Ma che logica è questa? È possibile che ci siano persone che agiscono per convinzione e non per convenienza?», ha concluso.