Roma, 30 ottobre 2026 – La manovra di bilancio che segna la conclusione della legislatura si presenta come un documento dove ciascun interesse e ogni lobby possono trovare il corrispettivo per il loro consenso. L’obiettivo strategico non è di progettare un’Italia più competitiva e innovativa, ma piuttosto di mantenere una posizione difensiva in un contesto economico europeo sfavorevole, dove le risorse scarseggiano e devono essere razionate. La priorità è evitare la perdita di fiducia dei mercati e prevenire il ripresentarsi dello spauracchio del differenziale dei tassi, in un contesto di fragilità economica alimentata da eventi esterni, in particolare da Parigi, mentre la BCE mostra segni di debolezza nella sua capacità di difendere l’eurozona e l’euro, riporta Attuale.
Una manovra verso le elezioni
La manovra sembra essere orientata verso le prossime elezioni, cercando di distribuire risorse limitate con una narrativa che ne amplifichi la percezione di valore. Al centro della proposta c’è la terza fase della riforma fiscale, che prevede un’aliquota del 33% per redditi fino a 55mila euro, lasciando fuori il traguardo dei 60mila euro. Tale ristrutturazione degli scaglioni riflette una certa coerenza strategica, focalizzandosi sullo ridurre il carico fiscale sui ceti medio-bassi. Da Palazzo Chigi viene definita come la manovra per il ceto medio.
A chi tocca trovare le risorse?
Tuttavia, vi sono limitazioni significative: le norme sono valide solo per l’anno di riferimento e non garantiscono un intervento di lungo periodo, riducendo quindi la portata di quello che si potrebbe considerare una riforma strutturale. Sarà compito dei futuri occupanti dei palazzi governativi trovare le risorse, ora non disponibili, per rendere efficace questa riforma, una sfida non indifferente.
Un’inversione del concetto di welfare
L’introduzione del libretto previdenziale rappresenta un’inversione significativa del concetto di welfare, poiché si concentra sui nuovi nati piuttosto che sugli over 65. Lo Stato offrirà 100 euro all’anno fino a 18 anni per un fondo che potrà essere alimentato con risorse private, ma senza ulteriori contributi, la somma totale di 1.800 euro sarà insufficiente per coprire nemmeno la prima rata delle tasse universitarie.
La politica industriale
Non si riscontrano misure difensive significative nella politica industriale: la ZES per il Sud continua ad esistere, con un incremento della dotazione, ma non servirà a deludere le lunghe liste di attesa di coloro che avevano riposto fiducia nell’iniziativa. Si parla di crediti di imposta per investimenti in software per il cloud, ma non è passata l’idea di estendere i termini per i fondi di Transizione 5.0, né è stata proposta l’incentivazione delle aggregazioni tra piccole e medie imprese, fondamentale per recuperare la stagnante produttività italiana.
Flat tax estesa
L’estensione della flat tax per i liberi professionisti da 85 a 100mila euro è stata promossa come una grande conquista per il lavoro autonomo, ma ciò che non è stato evidenziato è che questa misura crea una disparità fiscale significativa tra autonomi e dipendenti, con i secondi che a fronte di retribuzioni simili possono pagare fino al 43% di Irpef.
Pensioni
Infine, la questione previdenziale rischia di trasformarsi in un annuncio vuoto: gli 850 milioni destinati per raggiungere la pensione a 64 anni suonano come un impegno per il prossimo anno, ma è probabile che l’attuazione delle proposte della Lega comporti un deterioramento delle finanze o assegni pensionistici ridotti. In alternativa, i cittadini potrebbero trovare conforto nella possibilità di ottenere una targa personalizzata per la propria auto, quale “64CHE fregatura”.