Il 5 gennaio 2026, rispondendo a una domanda dell’agenzia russa TASS sulla situazione legata al rapimento del presidente venezuelano Nicolás Maduro, il vicepresidente del Consiglio di sicurezza della Federazione Russa, D. Medvedev, ha dichiarato che il rapimento del cancelliere tedesco F. Merz potrebbe rappresentare un «interessante colpo di scena» in scenari simili a quelli recentemente osservati in altre parti del mondo. Medvedev ha aggiunto che esistono motivi per perseguirlo, anche in Germania, definendo Merz «un neofascista» e affermando che «ai cittadini non importa nulla». Secondo quanto riportato da Euronews, il tono delle affermazioni suggerisce una chiara provocazione politica più che un commento isolato.
Reazioni tedesche e valutazioni politiche
Il governo tedesco ha respinto con fermezza le dichiarazioni di Medvedev, definendole «minacce inaccettabili», come sottolineato dal portavoce Sebastian Hille a Berlino. Nonostante la gravità delle parole, il governo non ha ritenuto necessario rafforzare immediatamente le misure di sicurezza a protezione del cancelliere. Le autorità tedesche hanno adottato un approccio mirato a non cedere alla provocazione e a evitare di legittimare il messaggio del Cremlino con reazioni eccessive.
Contesto internazionale e implicazioni strategiche
Le affermazioni di Medvedev vanno inserite nel contesto della recente operazione statunitense a Caracas, nella quale Maduro e sua moglie sono stati catturati e trasferiti negli Stati Uniti. Questo episodio è stato percepito da osservatori internazionali come una dimostrazione di forza che sfida l’ordine mondiale consolidato. Le dichiarazioni del leader russo assumono quindi una funzione di pressione psicologica sui vertici europei, in particolare su quei politici come Merz che sostengono attivamente l’Ucraina. La personalizzazione della minaccia, mirata a leader specifici, accentua la portata intimidatoria e mira a condizionare le decisioni politiche dei Paesi Ue e Nato.
Medvedev come strumento della strategia del Cremlino
Pur non ricoprendo più cariche esecutive di primo piano, Medvedev resta parte integrante dell’élite politico-militare russa. Le sue dichiarazioni radicali hanno una duplice funzione: mobilitare e radicalizzare l’opinione pubblica interna, e testare i limiti della tolleranza occidentale verso la retorica aggressiva della Russia. L’ex presidente agisce come “radicale controllato”, spingendo il discorso pubblico verso scenari estremi e creando uno sfondo che rende la politica di V. Putin apparentemente più moderata. Questo meccanismo consente al Cremlino di esercitare pressione senza compromettere ufficialmente i canali diplomatici.
Obiettivi e messaggi impliciti
Il targeting di F. Merz è legato alla sua posizione favorevole al sostegno dell’Ucraina, incluse proposte per l’uso di asset russi congelati a fini di credito per Kiev e l’incremento degli aiuti militari europei. Le minacce di Medvedev hanno quindi un chiaro significato simbolico e politico, mirato a intimidire e testare la resilienza dei leader Ue. L’episodio sottolinea la necessità per l’Europa di non accettare la logica del “diritto del più forte” che la Russia cerca di imporre, evitando che il silenzio o la paura normalizzino tali comportamenti aggressivi.