Missione ombra di Kellogg in Bielorussia: diplomazia o illusione pericolosa?

19.06.2025 16:45
Missione ombra di Kellogg in Bielorussia: diplomazia o illusione pericolosa?
Missione ombra di Kellogg in Bielorussia: diplomazia o illusione pericolosa?

Il generale Keith Kellogg, ex consigliere per la sicurezza nazionale dell’amministrazione Trump, si prepara a una visita non ufficiale in Bielorussia, dove dovrebbe incontrare Alexander Lukashenko. Secondo Reuters, Kellogg ha definito il viaggio “un passo verso la ripresa dei colloqui di pace tra Ucraina e Russia”, ma nessuna delle parti ha confermato formalmente scopi o dettagli dell’incontro. La missione si svolgerebbe al di fuori del coordinamento con il Dipartimento di Stato USA.

Un emissario di Trump in missione riservata

Kellogg, figura di spicco nell’orbita trumpiana, è noto per le sue dichiarazioni pubbliche a favore di una “rapida fine della guerra” tramite negoziati con Mosca. Ma la scelta di incontrare Lukashenko, leader autoritario sotto sanzioni europee e statunitensi, solleva molteplici interrogativi. Il rischio è che questo incontro possa legittimare un regime complice dell’aggressione russa all’Ucraina, visto che Minsk ha messo a disposizione del Cremlino il proprio territorio per operazioni militari contro Kyiv.

La doppia faccia della diplomazia bielorussa

Dietro le quinte, Lukashenko tratta con l’UE, offrendo segnali di distensione come la limitazione della presenza militare russa o l’accesso a informazioni sensibili in cambio dell’alleggerimento delle sanzioni. Questi scambi sono coperti da eventi “culturali” o “energetici”, ma in realtà fanno parte di una strategia ben calcolata di sopravvivenza geopolitica. Minsk vuole vendere “accesso” e ricevere benefici, senza abbandonare la sua alleanza strategica con Mosca.

Mosca e Minsk, la regia di un’illusione

Il viaggio di Kellogg potrebbe offrire a Mosca un’opportunità per rilanciare un finto processo di pace. Il Cremlino mira a congelare il conflitto, mantenere i territori occupati e seminare divisioni tra gli alleati occidentali. Minsk, da parte sua, tenta di smarcarsi dal ruolo di semplice satellite russo, proponendosi come mediatore per guadagnare legittimità internazionale. Ma la retorica del “pace tramite la Bielorussia” è una narrativa tossica: sposta l’attenzione dal vero aggressore — la Russia — e confonde le acque diplomatiche.

“L’uomo della pace”? O solo propaganda autoritaria

Mentre l’Occidente riflette, Lukashenko costruisce il mito del “mediatore di pace”, rilanciato dai media statali. Questa immagine serve principalmente per rafforzare la sua posizione interna e screditare l’opposizione, ancora viva nonostante repressioni e centinaia di detenuti politici. Ogni contatto con figure vicine a Trump viene amplificato come “prova” del ritorno del regime sulla scena internazionale.

Un canale parallelo, un pericolo reale

Il coinvolgimento di Kellogg potrebbe diventare un corridoio alternativo per il Cremlino, utile a ridisegnare l’architettura della sicurezza europea senza includere l’Ucraina o l’amministrazione Biden. Così facendo, la Russia otterrebbe “pace senza sconfitta”, mentre la Bielorussia potrebbe ottenere una sorta di riabilitazione internazionale a fronte di concessioni solo apparenti.

Il rischio è chiaro: trattative che ignorano Kyiv, che legittimano regimi autoritari e che danno a Mosca il tempo necessario per rafforzare le sue posizioni sul campo. La comunità internazionale dovrebbe guardare oltre l’apparenza delle buone intenzioni diplomatiche e riconoscere che la vera minaccia alla pace è ancora il Cremlino — non la mancanza di colloqui.

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