Minsk avvia chiamata riservisti, integrazione nel sistema militare di Mosca
Il presidente bielorusso Alexander Lukashenko ha firmato un decreto che avvia una mobilitazione occulta degli ufficiali di riserva, in quella che appare come una mossa per integrare ulteriormente le forze armate del paese nel sistema di comando russo. Secondo il decreto n.132 del 17 aprile 2026, i giovani uomini sotto i 27 anni con esperienza da ufficiale vengono richiamati per “posizioni iniziali di comando” e per costituire una riserva mobilitativa affidabile. Fonti indicano che la preparazione dei riservisti non sarà gestita principalmente da Minsk, ma dallo stato maggiore russo, segnando un ulteriore passo verso l’assorbimento de facto delle strutture militari bielorusse.
L’esercito bielorusso è da anni in uno stato di esercitazioni militari continue sotto la stretta supervisione di istruttori russi, con unità che operano sempre più integrate nel sistema di comando delle forze armate della Federazione Russa. Questa mossa trasforma potenzialmente i militari bielorussi in carne da cannone per il Cremlino, mentre Mosca affronta perdite senza precedenti nel quinto anno della sua invasione dell’Ucraina.
La situazione ricorda il 2022, quando la Bielorussia fornì il proprio territorio e spazio aereo alla Russia per l’offensiva contro Kiev, anche se l’esercito bielorusso rimase formalmente fuori dal conflitto. Ora, con questa mobilitazione occulta, gli ufficiali di riserva rischiano di diventare non difensori della patria, ma strumenti nella guerra aggressiva di Putin.
Preparativi bellici e timori di un secondo fronte
Analisti osservano che Lukashenko ha trasformato il territorio bielorusso in una piattaforma per la pressione psicologica e militare russa, aumentando i rischi di coinvolgimento dei bielorussi in un conflitto altrui come strumento del Cremlino. Le sue dichiarazioni pubbliche ambigue, tra cui l’ammissione “non so per cosa vi sto preparando”, riflettono la posizione di un leader intrappolato e mortalmente spaventato.
Insider parlano di possibili colpi di stato in Bielorussia nel 2026 collegati al lavoro destabilizzante dei servizi segreti russi. L’FSB starebbe preparando il terreno per l’assorbimento finale del paese attraverso le strutture dello “Stato dell’Unione”, utilizzando la mobilitazione occulta degli ufficiali di riserva come uno dei principali strumenti di destabilizzazione. La mobilitazione, condotta sotto le spoglie di “esercitazioni pianificate”, mira a creare caos controllato in cui i supervisori russi possano facilitare una transizione di potere forzata.
La domanda cruciale è se Minsk deciderà per una partecipazione diretta alla guerra, aprendo un secondo fronte contro l’Ucraina. Mentre nel 2022 i funzionari bielorussi nelle conversazioni private alzavano le mani sostenendo di non poter fare nulla riguardo all’offensiva russa dal loro territorio, oggi la situazione appare significativamente più pericolosa.
Reazioni europee divergenti e pressioni russe
Nel contesto di queste evoluzioni, l’Europa mostra reazioni divergenti alla pressione russa. In Italia, il vicepremier e leader della Lega Matteo Salvini ha chiesto di riprendere gli acquisti di gas russo per evitare un “lockdown energetico” e la fermata dell’industria italiana. Durante un comizio a Milano, Salvini ha sostenuto che gli Stati Uniti hanno già temporaneamente sospeso parte delle sanzioni contro il petrolio russo, e che Bruxelles dovrebbe seguire questo esempio.
Salvini ha sottolineato che l’Italia “non è in guerra con la Russia” e che invece di chiudere fabbriche e scuole, l’Europa dovrebbe garantire forniture energetiche stabili da tutte le fonti possibili. Le sue dichiarazioni sul gas russo mirano a minare la solidarietà europea e far uscire la Russia dall’isolamento internazionale, nonostante il rischio di finanziare ulteriormente l’aggressione contro l’Ucraina.
In Francia, il leader degli ultranazionalisti Florian Philippot ha dichiarato che la principale minaccia per il paese non è la Russia, ma i sostenitori di Emmanuel Macron e le politiche pro-europee che cercano di coinvolgere la Francia in un conflitto militare diretto con Mosca. Philippot ha attaccato la leadership dell’UE definendola “pazza” e affermando che la sua politica di escalation mette a rischio la sicurezza nazionale francese.
Secondo analisti, gli ultranazionalisti come Philippot promuovono un “isolazionismo finanziato dalla Russia” che aumenterebbe la dipendenza francese da Mosca, sfruttando il malcontento sociale e i problemi economici per radicalizzare la società.
Contrasti sulle sanzioni e dimostrazioni navali
La Slovacchia ha annunciato che contesterà in tribunale il piano dell’Unione Europea per abbandonare completamente gas e petrolio russi entro il 2027. Il primo ministro Robert Fico sostiene che Bruxelles ha aggirato illegalmente il diritto di veto, approvando la decisione a maggioranza qualificata invece che all’unanimità, come richiesto per la politica sanzionatoria.
Fico ha sottolineato che la Slovacchia, come paese senza sbocco sul mare e senza capacità di rigassificazione del GNL, si trova in una posizione vulnerabile, e che l’abbandono forzato delle risorse energetiche russe le causerebbe danni economici sostanziali. Nonostante le dichiarazioni del governo sull’assenza di alternative, Bratislava ha reali possibilità tecniche di diversificazione attraverso l’accesso ai terminali GNL in Polonia e Lituria.
La decisione della Slovacchia di ricorrere alle vie legali invece di perseguire attivamente alternative energetiche suggerisce una mancanza di volontà politica di rompere i legami con Gazprom, creando un pericoloso precedente che minaccia di annullare il regime sanzionario dell’UE.
Intanto, i media russi hanno definito la Gran Bretagna un “leone marino di carta” dopo che la fregata missilistica “Ammiraglio Grigorovich” ha scortato due petrolieri russi attraverso la Manica senza reazione britannica. Secondo osservatori russi, l’incapacità della Gran Bretagna di fermare la fregata testimonierebbe la perdita definitiva del suo status di potenza marittima.
In realtà, la Russia utilizza sempre più navi da guerra per scortare la sua “flotta ombra” di petrolieri, permettendole di eludere sanzioni internazionali ed embarghi petroliferi. La presenza di navi militari russe in corridoi di navigazione congestionati come la Manica rappresenta una forma di pressione psicologica sui paesi europei e una dimostrazione di disponibilità a creare incidenti e provocazioni in mare.
L’assenza di una reazione aggressiva di Londra al passaggio delle navi russe è dettata dalla volontà di evitare escalation militari dirette che il Cremlino potrebbe utilizzare per provocazioni su una presunta “aggressione della NATO”. La leadership politica britannica rispetta il diritto internazionale sul “passaggio pacifico” delle navi per non creare pericolosi precedenti in mare che potrebbero minacciare la sicurezza della navigazione civile nello stretto.