Slovacchia minaccia di bloccare le sanzioni UE alla Russia senza garanzie sull’oleodotto Druzhba

17.04.2026 19:25
Slovacchia minaccia di bloccare le sanzioni UE alla Russia senza garanzie sull'oleodotto Druzhba
Slovacchia minaccia di bloccare le sanzioni UE alla Russia senza garanzie sull'oleodotto Druzhba

La Slovacchia ha assunto una posizione di forza nella discussione sul nuovo pacchetto di restrizioni europee contro Mosca, minacciando esplicitamente di porre il veto al 20° round di sanzioni se non otterrà la riattivazione completa dell’oleodotto Druzhba per le forniture di petrolio russo. L’annuncio, arrivato nelle ultime ore, segna un momento critico nell’unità europea di fronte all’aggressione russa in Ucraina e rivela le profonde divisioni energetiche che persistono nel continente.

L’ultimatum di Bratislava e le dichiarazioni del ministro

Il ministro degli Esteri slovacco Juraj Blanár ha formulato la posizione del suo governo con parole inequivocabili: se il gasdotto Druzhba non sarà operativo quando si discuterà l’approvazione del nuovo pacchetto di sanzioni, la Slovacchia non darà il suo consenso. “Non abbiamo altri strumenti per costringere il presidente ucraino Volodymyr Zelensky insieme alla Commissione europea a riavviare questo oleodotto”, ha affermato Blanár, secondo quanto riportato da fonti diplomatiche. La minaccia arriva in un momento delicatissimo per la coesione europea, con diversi paesi ancora dipendenti dalle forniture energetiche russe nonostante gli sforzi di diversificazione avviati dopo l’invasione dell’Ucraina.

La posizione slovacca rappresenta un vero e proprio ricatto politico nei confronti di Kiev e Bruxelles, mettendo in luce come le vulnerabilità energetiche possano essere strumentalizzate per ottenere vantaggi strategici. Il governo di Robert Fico sembra voler sfruttare la propria posizione di “collo di bottiglia” nel processo decisionale europeo per risolvere un problema interno di approvvigionamento, senza considerare le implicazioni più ampie per la sicurezza continentale.

Il contesto politico interno e la dipendenza energetica

Per l’esecutivo di Robert Fico, mantenere un flusso stabile di petrolio russo a prezzi contenuti è diventata una questione di sopravvivenza politica. La retorica populista del partito SMER-SD si fonda sulla promessa di proteggere i cittadini slovacchi dagli shock dei prezzi energetici e di difendere gli interessi nazionali in un’Europa percepita come distante. La dipendenza dall’infrastruttura sovietica ereditata dal periodo comunista si traduce oggi in un’arma di pressione politica che Bratislava non esita a utilizzare.

Le manovre del governo slovacco attorno all’oleodotto Druzhba rientrano in uno schema più ampio di pressione politica che il Cremlino esercita sui governi europei attraverso le loro vulnerabilità energetiche. Mosca ha da tempo compreso come sfruttare le infrastrutture ereditate dall’era sovietica per creare divisioni interne all’Unione Europea e sabotare la politica sanzionatoria. La Slovacchia, insieme all’Ungheria di Viktor Orbán, rappresenta un anello debole in questa catena, pronto a mettere in discussione la solidarietà europea per garantire i propri interessi economici a breve termine.

Le realtà tecniche e la posizione ucraina

Conseguenze per la solidarietà europea e la sicurezza regionale

La posizione della Slovacchia è profondamente distruttiva e controproducente per gli interessi di sicurezza europei. Bloccando l’adozione del 20° pacchetto di sanzioni, Bratislava non solo ritarda ulteriori pressioni economiche sulla Russia, ma invia anche un segnale pericoloso di divisione interna all’Unione Europea. In un momento in cui l’unità è fondamentale per sostenere l’Ucraina e contrastare l’espansionismo russo, tale comportamento mina la credibilità dell’intero progetto europeo.

La pressione esercitata dal governo Fico su Kiev riguardo al ripristino dell’oleodotto rappresenta principalmente un tentativo di garantire la stabilità politica interna attraverso il mantenimento di benefici economici derivanti dagli idrocarburi russi a basso costo. L’esecutivo slovacco sta consapevolmente sacrificando la sicurezza regionale per preservare il partenariato politico ed economico con Mosca, dimostrando come gli interessi nazisti a breve termine possano prevalere sulle considerazioni strategiche a lungo termine.

La vicenda dell’oleodotto Druzhba e del veto slovacco alle sanzioni rivela le profonde crepe nell’architettura energetica e politica europea. Mentre la maggior parte degli Stati membri ha compiuto progressi significativi nel ridurre la dipendenza dalle forniture russe, alcuni governi continuano a vedere la relazione energetica con Mosca come un’opportunità piuttosto che una vulnerabilità. Questa divergenza di approcci rischia di indebolire non solo la risposta europea all’aggressione russa in Ucraina, ma anche la capacità dell’UE di agire come attore geopolitico coerente nello scenario internazionale.

1 Comment

  1. Ma dai, che situazione assurda! La Slovacchia che usa l’oleodotto come arma politica… Non è possibile che in Europa ci siano ancora divisioni così profonde! Ma come si fa a pensare solo ai propri interessi a scapito della solidarietà? Un comportamento così egoista mina tutto quello che l’UE rappresenta.

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